Fuossera – Sotto I Riflettori
“Sotto i riflettori” marca a suo modo una coraggiosa linea di confine nella discografia del trio di Piscinola. Coraggiosa perché probabilmente non tutti i fan della prima ora apprezzeranno il tentativo di limitare le liriche in napoletano stretto e di abbracciare l’italiano come “lingua base”, a tutto vantaggio di una maggiore fruibilità dei messaggi e […]
“Sotto i riflettori” marca a suo modo una coraggiosa linea di confine nella discografia del trio di Piscinola. Coraggiosa perché probabilmente non tutti i fan della prima ora apprezzeranno il tentativo di limitare le liriche in napoletano stretto e di abbracciare l’italiano come “lingua base”, a tutto vantaggio di una maggiore fruibilità dei messaggi e di una più marcata solarità negli arrangiamenti.
Eppure l’attenzione per i testi rimane elevata: messaggi di denuncia sociale, che ci offrono uno spaccato crudo e verosimile dei luoghi in cui i Fuossera sono nati e cresciuti
Qualcuno sicuramente avrà qualcosa da obiettare, tirando fuori la solita questione del “salto commerciale”, senza rendersi conto che alla fine è una semplice questione di punti di vista: meglio cercare di allargare il più possibile la portata del messaggio o rimanere confinati “per forza di cose” nel proprio territorio? Più conveniente rimanere un credibile fenomeno di nicchia o cercare di aumentare i proseliti lungo lo stivale accettando un rischioso compromesso “mainstream”?
“E’ un fatto d’appartenenza” direbbe qualcuno: in fondo i Fuossera fanno bene a non pensarci troppo e tentano di spiccare il grande salto. La prova più grande, quella di cantare in italiano senza perdere troppo in originalità e credibilità, sembra essere stata vinta: i testi rimangono taglienti, raccontano la Napoli più viscerale e meno pubblicizzata, senza perdere di vista la passionalità partenopea e sfuggendo alla facile tentazione di fare del “gomorrismo” il proprio vessillo di battaglia.
Questa è la sfida dei “nuovi” Fuossera: raccontare a tutti la feroce realtà dell’”Era del fosso”, senza cadere nei soliti stereotipi dell’hip-hop di italico stampo nazional-popolare. Sfida difficile, che certo non può essere vinta con un solo album, ma non del tutto impossibile.
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