Die Antwoord – Donker Mag

Stavolta il giochino ai Die Antwoord non sembra essere riuscito. O forse eravamo noi che eravamo scivolati malamente in una sorta di raptus terzomondista e avevamo sopravvalutato quella bislacca forma di techno-rap pre-adolescenziale senza capire a dovere la reale portata del fenomeno. Se “Ten$ion” scivolava onestamente via che era un piacere, il nuovo album “Donker […]

Stavolta il giochino ai Die Antwoord non sembra essere riuscito. O forse eravamo noi che eravamo scivolati malamente in una sorta di raptus terzomondista e avevamo sopravvalutato quella bislacca forma di techno-rap pre-adolescenziale senza capire a dovere la reale portata del fenomeno.

Se “Ten$ion” scivolava onestamente via che era un piacere, il nuovo album “Donker Mag” mostra per larghi tratti tutti i limiti di un progetto fondato sulla derisione più o meno programmata dell’universo gangsta e su di un culto del trash per forza di cose passeggero.
Al di là di qualche novità su cui almeno contare per il domani (i ritmi rallentati di “Strunk” o le sorprendenti effusioni ambient della conclusiva title-track), il disco riproduce stancamente la formula vincente di ieri con il piglio di chi sembra aver raschiato tutto o quasi: tra citazioni sicuramente astute ma di riuscita a corrente alternata (l’Aphex Twin abilmente campionato in “Ugly Boy”, l’Eminem oltraggiato in “Rap Trap 666” con uno sprecatissimo Dj Muggs), la continua esaltazione del proprio lato parodistico finisce per mettere in ombra quella dose di freschezza che aveva imposto il combo sudafricano all’attenzione generale con i precedenti lavori, relegandolo qui alla dimensione di simpatico artefatto e niente più.

Quello che continua ad andare alla grande è l’estetica, se possibile ancora più spiazzante e vincente che in passato (il video di “Pitbull Terrier” è – passatemi il termine – delizioso), cioè tutto quello che nei Die Antwoord fondamentalmente non ha a che fare con la musica in senso lato e che, paradossalmente o no, li sta sdoganando oggi ad un pubblico sempre più vasto e variegato.
Buon per loro, perchè a noi non è rimasto altro che dire “mi piacciono perchè son matti”.

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