The Pop Group – Honeymoon On Mars

Un grande e atteso ritorno quello della band di Mark Stewart e compagni: The Pop Group, una delle band che ha maggiormente influito nel panorama del punk inglese, scioltasi nel 1981 e riformatasi solo nel 2010 in occasione dell’ATP Festival, è arrivata alla pubblicazione del suo secondo album post-reunion. Honeymoon On Mars segue infatti a circa un […]

Un grande e atteso ritorno quello della band di Mark Stewart e compagni: The Pop Group, una delle band che ha maggiormente influito nel panorama del punk inglese, scioltasi nel 1981 e riformatasi solo nel 2010 in occasione dell’ATP Festival, è arrivata alla pubblicazione del suo secondo album post-reunion. Honeymoon On Mars segue infatti a circa un anno e mezzo di distanza Citizen Zombie, datato 2015 (primo lavoro in studio dopo 35 anni).

Uscito per l’etichetta Freaks R Us, prodotto dal maestro del dub, Dennis Bovell –che aveva già lavorato con il gruppo al loro album di debutto, Y, uscito nell’ormai lontano 1979- e da Hank Shocklee (Public Enenmy, Bomb Squad), questo album riprende appieno lo stile aggressivo e polemico del post-punk da un lato, ma lo arricchisce con sfumature free-jazz, funk e perfino reggae dall’altro. La caratteristica principale, nonché vero elemento distintivo dei The Pop Group, è la fusione tra il punk “classico” con la black music, alla quale i membri della band sono stati sempre inclini. Un’unione singolare in cui confluiscono chitarre distorte, ritmi dub, post-industrial, componenti electro-rap e ancora trap, sample, potenti beat e synth. 

E allora, qual è il futuro del punk? O meglio, quale altro potrebbe essere se non una sua modernizzazione? Ovviamente nelle 10 tracce che vanno a costituire questo fantastico album ritroviamo i temi di contestazione e critica della società cari al punk e dei graffianti riff di chitarra che, uniti alla voce squillante di Stewart, danno vita a un mix esplosivo. Tutta quest’energia ci viene trasmessa in pezzi come City Of Eyes, War Inc. e Burn Your Flag. Non mancano poi brani in cui il cantato ricorda lo stile dell’ultimo David Bowie, per esempio Days Like These e Heaven?.

Un gran bel lavoro, per Stewart & co., qualcosa che sembra davvero venuto da Marte, una musica moderna e mai banale, che grazie alla sintesi tra novità musicali e coerenza con il sound originale del 1977, si prospetta come un vero e proprio “viaggio nel futuro”.

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