Poor Lily – Dirt On Everyone

Per definirsi punk e/o hardcore ci vogliono le palle (non dal punto di vista fisico, sia chiaro). Cubiche, affilate, pericolose. Quest’anno sono tornati, SFORTUNATAMENTE, i Green Day ed ogni qual volta sento qualcuno elevarli a paladini del punk il mio cuore si ferma, perde un colpo, parte un rigurgito e mi si girano gli occhi […]

Per definirsi punk e/o hardcore ci vogliono le palle (non dal punto di vista fisico, sia chiaro). Cubiche, affilate, pericolose. Quest’anno sono tornati, SFORTUNATAMENTE, i Green Day ed ogni qual volta sento qualcuno elevarli a paladini del punk il mio cuore si ferma, perde un colpo, parte un rigurgito e mi si girano gli occhi al contrario. Per curare questo malessere ci vorrebbe una sonora dose di qualcosa che punk lo sia davvero ed è qui che entrano in gioco i Poor Lily. Adam, Max e Dom se ne escon fuori con una quarta uscita ufficiale e la bollano come “punk-rock opera”, ed è esattamente ciò che è “Dirt On Everyone”, (e non di certo, per rimanere in tema con lo scempio di band a cui facevo riferimento poco sopra, come quelle due oscenità che sono “American Idiot” e “21st Century Breakdown”, con le palle lasciate sul comodino a pigliar la polvere).

Tema centrale del disco è la National Security Agency, o NSA se volete, e la sorveglianza di massa, da qui il titolo “lo sporco su tutti”. Ed è di sporco e follia che serpeggiano funeste nei 30 minuti che compongono il lavoro, rigorosamente condensati in un’unica traccia perché, chicca delle chicche, è stato registrato tutto in presa diretta. Si va dai tempi sghembi e le vocalità a là Shellac/Steve Albini dell’opener “We Are” alle bastonate deadkennedysiane di “NSA Man”, che paga più di un tributo al Re HC Jello Biafra, si continua con il pestone smargiasso in semi-mid tempo di “Traitor” fino ad approdare al delirio metal/psicotico portato senza guinzaglio dalla feroce “Silence Gold”. I coretti assurdi della post-hardcore manata “No Wires” sollazzano tanto quanto i tempi strappati della title track. “Pen Knife” è un assalto all’arma bianca che riporta alla mente i migliori Fugazi, mentre “Honey Trap” mostra un godurioso lato cazzone che fa sempre piacere, dritti filati verso la conclusiva “Mine My Mind” che si fa punk-rock manifesto dell’opera.

Ovviamente “Dirt On Everyone” non è un capolavoro e i Poor Lily non sono i Refused ma se volete lavarvi dalle orecchie il ritorno di un certo trio e tornare ad imbracciare lo sporco come arma è il disco che fa al caso vostro.

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