The Sinatra’s – Nerves
Recensione del disco “Nerves” (autoproduzione, 2016) dei The Sinatra’s. A cura di Tiziana Salomoni.
The Sinatra’s sono una di quelle band con tanta gavetta live alle spalle e con un folto pubblico che li segue fedele fedele, con un rock & roll cristallino che divora le loro vene e le immancabili bretelle sexy da gangsta. Personalmente, li ho sempre seguiti proprio perché non hanno davvero nessun fronzolo e diretti ti arrivano e menano forte, sempre.
Italianissimi, con un album d’esordio omonimo uscito nel 2011, questo “Nerves” è un vero centrifugato di grande reattività, è ancora più immediato, è un’apnea in quell’elettricità sonante degli amplificatori altissimi e lo trovo meno classic ma più sentito, non mancando di momenti intensamente melodici.
Si comincia con la bella “Landscapes” che potrebbe essere il riassunto perfetto di “Nerves” e che mi fa volare, dove la voce di Nicola Sant’Agata impera in questo cantato pulito ma graffiato, spinto e dosato bene; sarà la mia grande passione insana per il posthc e le sue voci, ma in questo nuovo lavoro lo trovo molto più emozionale e sciolto in quasi tutti i pezzi e decisamente meno traditional, come nel precedente album. Ogni brano è semplicemente una gran mazzata, da “It Came From The Sand” con i giri di chitarra di Nelson Picone/Emanuele Nebuloni che fioriscono sempre in mille colori, sono ormai fan del suo stile creativo ma calcolato nei minimi dettagli come ci vuol sorprendere in “Sleeping Giant”, o nella bella “Mare Magnum” dove la chitarra e il basso giocano furiosamente insieme al grande impatto della sezione ritmica che amalgama benissimo la sua furia alle parti cantate, come densa e caldissima è “Useless Perspectives”, un po’ da farci sopra l’amore.
Si portano a casa decisamente molti consensi i nostri The Sinatra’s, soprattutto da chi non ha grandi pretese, a parte quella di saltare e cantare a squarciagola su del gran rock fatto coi nervi e col cuore. Bene così.




