All Time Low – Last Young Renegade

Recensione del disco “Last Young Renegade” (Fueled By Ramen, 2017) degli All Time Low. A cura di Vittoria Beatrice Giovine.

Un lavoro che non conosce momenti di riposo quello degli All Time Low che, a soli due anni di distanza dalla realizzazione di “Future Hearts“, tornano a comporre un disco nuovo in tutto e per tutto: parliamo sia del loro distacco dalla casa discografica precedente (Hopeless Records) e della conseguente ricerca di una label più incline ad assecondare la personalità della band (dall’inizio del 2016 è la Fueled By Ramen), sia dell’evidente cambio di sonorità nelle tracce.

Last Young Renegade” è infatti un album che per molti versi lascia sorpresi e un po’ disorientati: se, come dichiarato dallo stesso frontman Alex Gaskarth, è vero che questa volta il gruppo ha voluto “esplorare toni più cupi”, d’ altra parte è anche vero che la matrice punk con la quale i fan della band hanno ormai preso confidenza si è quasi totalmente dissolta in una soluzione fin troppo pop (Good Times, Ground Control). Non si può dire che manchino riff di chitarra molto accattivanti, certo, ma i cori e la voce limpida di Gaskarth finiscono per smorzare troppo i toni e assimilarsi eccessivamente al filone pop-rock.

Scritto durante il soggiorno della band sui monti della Big Bear Valley e nel deserto di Palm Spring in California, registrato presso i EastWest Studios di LA, questo settimo capitolo nella discografia degli All Time Low arriva al grande pubblico preceduto dal rilascio –in data 1 febbraio- di un primo singolo, Dirty Laudry. Nel brano sono trattati i temi degli errori commessi e del dover fare i conti con una coscienza colpevole.

 

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