Prophets Of Rage – Prophets Of Rage
Recensione dell’album “Prophets Of Rage” (Concord Music Group, 2017) dei Prophets Of Rage. A cura di Gabriele Bacchilega.
Una supersquadra senza leader, ecco cosa mi rappresentano i Prophets of Rage. Il tassello essenziale mancante rispetto alla formazione originaria, anche nota come Rage Against The Machine, è ovviamente Zack De La Rocha, sostituito da due big quali Chuck D dei Public Enemy e B-Real from Cypress Hill.
Fin dal primo play sembra di assistere ad una partita amichevole con il nostro team abile a far girare la palla soprattutto in orizzontale, bei tocchetti, finte e controfinte, tunnel e veroniche, ma poche verticalizzazioni e profondità, per un tiki taka gradevole, ma concreto poco o nulla.
Questo primo LP dei Prophets of Rage manca infatti di agonismo, di tensione e questo pressochè dall’inizio alla fine, con sì qualche traccia meritoria di considerazione tipo Hail To The Chief e Strength In Numbers, ma pure con pezzi come Legalize Me oppure Take Me Higher, insipidi e banali che boh, si resta sostanzialmente privi di parole di senso compiuto.
Il sound è il medesimo dei fu RATM, con ovviamente qualche spruzzatina di Public Enemy e Cypress Hill, quindi sezione ritmica tonica e dinamica e Tom Morello a rinifire il tutto con tecnica & stile, alias riff ed effettismi come se non ci fosse un domani.
Tale statiticità sonora risulta ulteriormente appesantita dalla mancanza di forza e potenza comunicativa, di quella rabbia tracimante e trascinante che con Zack De La Rocha raggiungeva vette altissime e che oggi, con Chuck D e B-Real al mic, merita una puntata di Chi l’ha visto. I RATM spaccavano perché abbinavano ad un sound corposo ed al contempo tecnico e virtuoso un’attitudine ribelle ed antagonista, coesione garantita da Zack, senza il quale viene dunque a mancare l’elemento cardine, il collante, con il castello di carte che non può che cadere al primo leggero sussulto.
Concludendo, questo è un disco mediamente gradevole e che piacerà a chi non ha mai ascoltato i RATM oppure ai nostalgici più superficiali. Ai veri fan farà invece venire una irresistibile ed insana voglia di pogare contro il primo muro disponibile al grido di Ya gotta a bullet in ya fuckin’ head!



