Glen Hansard – Between Two Shores
Recensione del disco “Between Two Shores” (Anti-, 2018) di Glen Hansard. A cura di Massimo Quarti.
“Ovunque andrò, ti porterò con me”: così Glen Hansard apre Roll On Slow. Concetto che si dipanerà chiaramente più in là nell’album tra folk, fiati ed archi soul e un songwriting mai banale. Il tema ricorrente è la solitudine, perché “Between Two Shores”, il terzo solista per il cantante dei Frames è autobiografico, racconta il periodo recente della vita di Mr. Hansard: la separazione dalla sua compagna.
Con una ballad tra Van Morrison e il Dylan di fine anni 80 la domanda è Why Woman mentre si torna a correre verso la riva con Wheels On Fire. È con Reckless Heart che si fa introspettivo, qui si guada il fiume fino al mare perché “non c’è cura per le lacrime che non sono ancora uscite”, sperando che “il tempo possa curare il dolore”.
In Movin’ On è come se Glen prendesse energia per andare avanti, salutando colei che amava. La strada che percorriamo vede lei sempre più lontana, adesso siamo dall’altra parte del fiume ma lo sguardo resta indietro ad immaginarla senza di noi.
Abbiamo la consapevolezza però, di avere perso. Fino a che arriva un’altra voce in Time Will Be The Healer dove non è più Hansard che racconta ma è un’entità astratta, calma, sospesa, che consiglia e lenisce, nella quale il cantautore si rifugia e trova pace.
Da ascoltare.




