Rimetti a noi i nostri debiti, di Antonio Morabito
Recensione del film “Rimetti a noi i nostri debiti” (Antonio Morabito, 2018). A cura di Ciro Andreotti.
Guido è un ex tecnico informatico che ha da poco perso il suo lavoro di magazziniere. Il suo unico amico è un vicino di casa appassionato di biliardo e che amichevolmente lui chiama ‘il Professore’, per via della sua incredibile passione per la geopolitica spiegata tramite il pool a otto; un altro suo intermezzo è il bar dove fra un whisky e un caffè parla con Rina, la nuova barista. Quando i suoi debitori lo fanno picchiare, per Guido, la sola soluzione percorribile è lavorare, fino all’estinzione del debito, per la società di recupero crediti che lo ha più volte minacciato. Il compito d’introdurre Guido al mestiere di recupero crediti è affidato a Franco il quale gli spiegherà tutti i trucchi del mestiere entrando immediatamente nelle sue simpatie.
Il 46enne Antonio Morabito torna dietro la macchina da presa per narrare ancora una volta una pagina cupa della nostra penisola e sempre con la faccia di Claudio Santamaria a fare da padrone della scena; se in ‘Il venditore di medicine’ il problema affrontato era il fenomeno del comparaggio, corruzione dei medici per poter rendere i propri medicinali più vendibili, in tal caso è il fenomeno del recupero crediti che è preso di mira. Un mestiere mascherato sotto la faccia e l’aspetto rispettabile di una società che si avvale dei servigi di un padre di famiglia che ha le fattezze di Marco Giallini il quale acquista i debiti, e i relativi debitori, direttamente dalle banche per una percentuale fissa e immediatamente liquidata, salvo tramutarsi in quello che nelle antiche repubbliche marinare era ‘la Pittima’, persona dedita al recupero debiti e che letteralmente perseguitava il debitore di turno fino a farlo cedere.
Alla stessa maniera si muove il Franco di Giallini, in modo cafone e predatorio il quale si è costruito un’aurea di perbenismo grazie a un villino posto a pochi passi dal cimitero del Verano, con moglie e due figli piccoli, ma che però di fronte a un qualunque debitore non si fa alcuno scrupolo. Dal lato opposto si muove un uomo caduto in disgrazia e da molto tempo alla deriva e che come unica soluzione vede nell’apprendere questo mestiere ‘usurante’ la sola chance per poter saldare quei debiti per i quali è stato picchiato. La Roma che si intravede è quella delle case popolari e dei villini di periferia, i parchi giochi deserti dei pomeriggi lividi e invernali e le spiagge del lungomare di Ostia e Fiumicino solcate da poche persone perennemente ai margini.
Una trama serrata ma per molti aspetti scontata, perché priva di particolare pathos e colpi di scena, genera una pellicola che s’allontana dai precedenti lavori di Morabito. Giallini e Santamaria creano un mix che potrebbe essere facilmente comico ma in tal caso è quanto di più lugubre e losco ci si possa attendere e solo il finale sa chiudere il circolo di una narrazione che fa ben sperare per il prossimo futuro.
Post Simili

Il sindaco del Rione Sanità

Il Contagio, di Michele Botrugno e Daniele Coluccini

Villetta con ospiti, di Ivan Di Matteo

