Ron Morelli – Disappearer
Recensione del disco “Disappearer” (Hospital Production, 2018) di Ron Morelli. A cura di Riccardo Gorone.
Ron Morelli, uno dei maestri della techno, a cavallo tra tradizione e ricerca, esce con questo lavoro dal titolo “Disappearer“. Questo ha una storia difficile, una storia che affonda le proprie radici in codici morali che vengono reinterpretati e discussi nelle generazioni. Un po’ come Turgeniev in Padri e Figli si interrogava sullo scontro generazionale, qui, le grandi domande sulla morale si intrecciano (l’istinto prevale sul resto? Il dibattito si tramuta in minaccia? Chi è l’apocalittico e chi l’integrato?).
Ecco, a due anni di distanza, sempre per Hospital Production, la techno di Morelli si impone in 13 tracce che attraversano gli stili e le sonorità degli anni ’90. La sua produzione minima, e le sue mescolanze di onde noise, rumorismi, è un percorso primitivo (e anche qui la lezione di Juju & Jordash ha illuminato con quel capostipite che era “Techno Primitivism”), un ritorno alle origini, agli albori del punk (perché techno è soprattutto questo: suono di rivoluzione anzitutto, escapismo, fuga da “questa” realtà).
Registrato in due anni in diverse location e stati di coscienza, questo “Disappearer” è un elogio dell’immediatezza, dello scontro senza preavviso. Alcuni esempi di prodezze sono l’ossessiva Laugh Taker, fatta di sampling affettati a ritmo, o le deflagrazioni di Hellgate Bridge in pieno stile Samuel Kerridge, o come anche la traccia sorella, Golden Oldies tra industrial e Pharmakon. La title track è quella che di più racchiude lo spirito del disco con le sue ventole filtrate e le sue sincopi distopiche. La sperimentazione non si ferma neanche in termini di musicalità come avviene in AM Drowner, vera esplorazione dei timbri e dei toni.
Ron Morelli ha saputo creare un perfetto connubio di generi senza stravolgere le sue influenze e cercando di dare un nuovo volto alle pieghe sul viso della nuova vecchia techno.




