Die Klute – Planet Fear

Recensione del disco “Planet Fear” (Cleopatra Records, 2019) dei Die Klute. A cura di Giuseppe Loris Ienco.

Possibile che praticamente nessuno si sia accorto dell’uscita di questo album? In un’altra epoca, la notizia della nascita di un super-trio composto da personaggi del calibro di Jurgen Engler (Die Krupps), Dino Cazares (Fear Factory) e Claus Larsen (Leæther Strip) avrebbe raccolto decisamente maggior attenzione. Non pare esserci molto spazio per l’industrial nel 2019; pur trattandosi di un genere che gode ancora di ottima salute (l’anno scorso ce l’hanno dimostrato i vari Soft Moon, Author And Punisher e Uniform), l’interesse del grande pubblico si è spostato ormai da un pezzo verso altri suoni.

Che questo “Planet Fear” possa riuscire a invertire la tendenza? Difficile crederlo. I Die Klute non sembrano voler aggiungere davvero nulla di nuovo al discorso. Quello che fanno lo fanno abbastanza bene, con impegno e dedizione; ma quanto ascolterete in questi cinquanta minuti riuscirete a trovarlo anche nelle migliori produzioni di Engler, Cazares e Larsen risalenti a più di due decenni fa, quando i loro progetti principali rappresentavano qualcosa di innovativo ed eccitante in ambito industrial.

A prevalere è la componente più sintetica ed elettronica portata in dote da Engler e Larsen che, forse per questioni di provenienza geografica (il primo è tedesco, il secondo danese), preferiscono “giocare” con robuste sonorità EBM piuttosto che con il metal tanto caro al buon Dino Cazares. Ai fan dei Fear Factory però dico di stare tranquilli: “Planet Fear” abbonda di riff chirurgici e taglienti come rasoi che vi riporteranno in mente i fasti di “Demanufacture”.

Tra i migliori vi sono quelli dell’ossessiva Out Of Control (qui si avverte qualche influsso dei Killing Joke di “Pandemonium”), della martellante It’s All In Vain e della reznoriana The Hangman, che parte con delle scariche di rullate digitali degne di Happiness In Slavery dei Nine Inch Nails per poi proseguire come qualcosa che i Ministry avrebbero potuto fare nel periodo pre “Psalm 69”.

Ormai lo avrete capito: tutto quello che è accaduto tra il 1994 e i giorni nostri per i Die Klute non è particolarmente degno di nota. E anche le drum machine, i synth e i sequencer che rappresentano la vera e propria spina dorsale di “Planet Fear” suonano come pezzi d’antiquariato. Eccovi servito l’industrial reazionario, con tutti i suoi pregi e difetti.

https://www.youtube.com/watch?v=U42UUlO69FA

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