Malkovic – Tempismo

Recensione del disco “Tempismo” (Costello’s Records, 2019) dei Malkovic. A cura di Fabio Gallato.

Non so dirvi quanto effettivo tempismo ci sia nel pubblicare un disco così oggi, in Italia, terra bruciata di it-pop e trap di dubbia qualità. Ma chi se ne frega, perchè quello che conta è che i Malkovic credono davvero in quello che fanno e il loro “Tempismo”, appunto, è un disco bello e sincero, pieno zeppo di rimpianti e malinconia, ma senza pose o manierismo.

Tanti i riferimenti, miscelati insieme in una formula abbastanza personale da ficcarsi bene in testa: c’è l’emo degli American Football o del Midwest in genere, il post-rock di casa Slint – soprattutto nelle belle trame di chitarra ricercate ma spontanee – e tanta atmosfera anni ‘90 e primi ’00, con i Verdena su tutti, a fare capolino soprattutto nella voce cinica, e rassegnata di Giovanni Pedersini, convincente ed efficace proprio nella sua imperfezione e fragilità

Come l’ultimo bellissimo album dei Cosmetic, anche “Tempismo” sembra rivolgersi a quella generazione di sconfitti e inetti cui facciamo tutti parte, ma senza la pretesa di fornire soluzioni, quanto piuttosto di regalare un abbraccio, farci sentire meno soli. Ed è così che le 11 tracce in gioco sono 11 storie che parlano di distanze incolmabili, perdite e mancanze, scelte ormai definite e immodificabili, ma anche solo di ricordi che riaffiorano e che per un attimo possono disegnare in bocca un sorriso.

Ricco di un’intensità e di una naturalezza che in giro sembra dimenticata, “Tempismo” si unisce all’esercito silenzioso ma agguerrito di quanti non si sono ancora arresi a galleggiare nella routine più infame e strisciante. Ne avevamo bisogno.  

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