Sightless Pit – Grave Of A Dog
Recensione del disco “Grave Of A Dog” (Thrill Jockey, 2020) dei Sightless Pit. A cura di Luca Cescon.
I confini della musica heavy si fanno di anno in anno meno marcati, meno facili da descrivere e, talvolta, si spostano talmente verso degli estremi oscuri, sperimentali e rivoluzionari da sembrare irraggiungibili e intangibili. La musica “pesante” così come si era abituati a conoscerla non è più abbastanza da lungo, lunghissimo tempo: contaminazioni di varia natura e origine ne hanno riscritto i canoni in maniera tanto rapida quanto necessaria.
Cosa succede dunque quando Lee Buford (The Body), Kristin Hayter (Lingua Ignota) e Dylan Walker (Full Of Hell) si incontrano? Beh, dire che il risultato si traduca in un’opera spaventosa e allucinata, ma al tempo stesso maestosa, sarebbe un eufemismo.
Il progetto Sightless Pit nasce così, dalle menti di tre artisti tra i più apprezzati del panorama musicale moderno, capaci di rimodellare, ognuno nel proprio progetto, il concetto di arte sonora e visiva. Lingua Ignota, con il suo “Caligula”, ha manipolato sapientemente i suoni e le immagini, creando un quadro dark di indubbia potenza, mentre The Body e Full Of Hell hanno proseguito il loro percorso tritatutto con due album (“Everything That Dies Someday Comes Back” e “Weeping Choir”) acclamati dalla critica di settore e dai fan.
Con queste premesse, non vi era dubbio alcuno circa il risultato dato dalla somma di così tanta arte e malignità. Otto tracce che stritolano il concetto sopracitato di “musica heavy”, strappandone il cuore con la delicatezza (la voce malinconica e straziante di Kristin Hayter) ma al tempo stesso con la furia di chi ha fatto del powerviolence e dell’hardcore più nefasto il suo modus operandi (Dylan Walker). Il tutto condito dal genio di Lee Buford, che insieme ai suoi due complici tesse e disfa il background sonoro con la sapienza accumulata in anni di devastazione uditiva e performativa.
“Grave Of A Dog” potrebbe essere un punto di partenza così come una uscita estemporanea: sta di fatto che il suo ascolto è qualcosa di travolgente. I beat elettronici si fondono con urla furibonde, talvolta lasciate più indietro, quasi a voler dare l’idea di un avvicinamento in sordina da pelle d’oca. Tra i brani che stupiscono di più sicuramente possiamo annoverare The Ocean Of Mercy, con Lingua Ignota sugli scudi, l’assalto horror di Drunk On Marrow e la splendida decadenza finale di Love Is Dead, All Love Is Dead. Ma in realtà il progetto Sightless Pit colpisce per la totalità dell’idea celata dietro a ogni traccia; nulla viene lasciato al caso, ogni componente sfoggia le proprie doti migliori in un rincorrersi emotivo, struggente e a tinte thriller davanti al quale non si può non rimanere di stucco.
“Grave Of A Dog” getta nuove, inconsuete e anarchiche basi per quella che ormai è la colonna sonora di un moderno mondo in fiamme.
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