Brian Eno and Roger Eno – Mixing Colours

Recensione del disco “Mixing Colours” (Deutsche Grammophon, 2020) di Brian Eno e Roger Eno. A cura di Tommaso Mosole.

L’ultima ufficiale collaborazione dei fratelli Eno risale all’ormai lontano ’83, stiamo parlando di “Apollo: Atmospheres and Soundtracks”. A quasi trent’anni di distanza esce Mixing Colours, il nuovo album firmato Roger and Brian Eno.

Si tratta di due artisti legati dallo stesso sangue, ma che sono abbastanza diversi musicalmente. A Brian, sicuramente il più famoso dei due, si deve il contributo pioneristico ad un genere che oggi si è sviluppato pienamente, ma ai tempi era qualcosa di nuovo, specialmente a livello concettuale: l’ambient music. È un genere che si distingue dagli altri proprio per quella che è la sua caratteristica principale, ossia la funzione di sottofondo sonoro.

Può sembrare diminutiva una tale definizione, ma non è così. L’ambient music viene composta con lo scopo di mettersi in secondo piano, di accompagnare l’ascoltatore nella sua meditazione, nello studio o nel lavoro che sta svolgendo. Fa da contorno a tutto il resto, riempiendo di suono ciò che forse è troppo vuoto. La musica ambient può dar colore ai nostri momenti: sta proprio in questo la sua bellezza. Brian Eno ha contribuito a dar vita a questo innovativo concetto di composizione, ad una musicalità che sa mettersi in disparte, ponendo al centro l’ascoltatore. Tutto questo con una formula che negli anni è risultata semplice, delicata ed elegante. Mentre suo fratello minore, Roger, è un musicista minimalista e pianista, legato alla scuola impressionista (“Debussy”). Nella sua comunque lunga carriera, si è dedicato allo studio e alla ricerca di nuove soluzioni cromatiche e timbriche, principalmente attraverso melodie di pianoforte.

Dalla collaborazione tra i due nasce un disco disteso ma essenziale. Il pianoforte di Roger suona leggero e si avvia verso direzioni sonore che strizzano l’occhio all’ambient. Si creano così atmosfere sospese ma anche confortanti, che fondono le melodie dei tasti bianchi e neri con un sublime lavoro di sound design, che da sempre caratterizza i lavori di Brian. “Spring Frost”, “Blonde”, “Dark Sienna”, sono un misto tra il dolce e il nostalgico; “Celeste”, “Dark Umber”, “Ultramarine”, sono invece più tensive e cupe. Non mancano, seppur in maniera ridotta, altri strumenti come gli organi di “Obsidian”, e sfaccettature più elettroniche come in “Verdigris”.

Mixing Colours è un album composto da ben diciotto tracce, che supera l’ora di ascolto: una produzione ambient a tutti gli effetti. Mixing Colours è così profondo nella sua, per così dire, semplicità. Mettetelo in riproduzione e lasciatevi lentamente trasportare. Stiamo parlando dei fratelli Eno.

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