Cristiano Godano – Mi ero perso il cuore
Recensione del disco “Mi ero perso il cuore” (Ala Bianca / Warner, 2020) di Cristiano Godano. A cura di Silvia Cinti.
Il talento va nutrito sempre. C’è chi in questi anni non ha mai smesso di scrivere, suonare e dedicarsi a tutto tondo alla musica. Il 26 giugno Cristiano Godano frontman dei Marlene Kuntz ha pubblicato il suo debutto solista intitolato “Mi ero perso il cuore” (Ala Bianca Group/Warner Music). La copertina è stata curata dal fotografo di fama internazionale Guido Arari.
In questa nuova avventura l’artista cuneese è accompagnato da altrettanti validi musicisti: Gianni Maroccolo, Simone Filippi e Luca A. Rossi degli Üstmamò. “Mi ero perso il cuore” – disponibile in cd, vinile (qui è contenuta la bonus track Per sempre mi avrai) e in tutte le piattaforme di streaming – si colloca su una dimensione intima e profonda in cui il songwriting di Cristiano Godano produce “una collezione di canzoni che raccontano i demoni della mente”. Il linguaggio è diretto e, nonostante la semplicità dei testi i brani possiedono carattere e contenuto. Ad eccezione delle tracce Lamento del depresso, Panico e Per sempre mi avrai che sono più vicine all’universo sonico firmato MK, il sound dell’album è costellato da sfumature folk-rock e country.
Il disco si apre con il componimento La mia vincita, in cui il cantante cita subito il titolo del suo progetto solista “Mi ero perso il cuore” e intona i seguenti versi (È la mia vincita/e finchè durerà/ è una rinascita/chissà se durerà), si prosegue con il brano più ritmato Sei sempre qui con me (Oh mia bella anima/tu sei sempre qui con me/nel bene e nel male/). Il singolo Ti voglio dire, uscito il 29 maggio, è stato girato sui tetti di Roma da Lorenzo Letizia, che si è occupato anche della realizzazione del video di Com’è possibile. È l’amicizia, vera e genuina, il sentimento protagonista di questa stupenda ballata che, a poco a poco, conduce l’ascoltatore in una dimensione struggente (Ti voglio dire puoi contare su di me/Ho attraversato le stesse valli misere/). Nel testo compare la parola bestia (Di quella bestia che ti demolisce l’anima/) che è presente anche nel successivo pezzo più country Com’è possibile: in questo caso però questo termine sottolinea i problemi che l’umanità si sta portando dietro e che stanno mettendo a dura prova il pianeta.
In Com’è possibile Cristiano Godano cita in maniera inequivocabile Bob Dylan (La risposta è lassù/e soffia nell’aria/Quante strade dovrà/di nuovo percorrere/un uomo?/). Inoltre, alla fine del videoclip si vede un cartello che il cantante tiene in mano in cui si legge: I Can’t Breathe. Verso la fine del Lamento del depresso un impulso rabbioso prende il sopravvento e successivamente in Panico – incredibile il sax di Enrico Gabrielli (Calibro 35, Mariposa, The Winstons, Afterhours) – ritorna questo mood più irruento. Per sempre mi avrai è uno dei brani più sorprendenti ed è riservato solo agli acquirenti del vinile. Ciò che sarò io è una canzone delicata in cui l’artista tocca nuovamente il tema dei sentimenti (Ti prego amore/ fa che un po’ di te resti qua/). In Ho bisogno di te l’aggiunta delle coriste Valentina Santini e Alice Frigerio e di Vittorio Cosma al pianoforte aggiungono un quid in più alla traccia. Dietro le parole è un’altra parentesi emotiva (Fragile/Io mi sento fragile dietro le parole/Debole/Io mi sento debole/) in cui emerge il tocco magico di Enrico Gabrielli, poi ci si prepara al doppio racconto scaturito da Padre e figlio e Figlio e padre – il flauto suggestivo di Gabrielli adduce ancora una volta un certo spessore al pezzo – che illustra il vasto tema della genitorialità. In Nella Natura spicca la frase Devo ritrovare me stesso ma è con il brano Ma il cuore batte che si conclude divinamente un disco che, se non ci fosse stata questa grave situazione di emergenza sanitaria mondiale causata dal Covid-19, sarebbe uscito a primavera.
Cristiano Godano con “Mi ero perso il cuore” presenta un’opera profonda ma che, inevitabilmente deve fare i conti con una fase post pandemica ancora non facilissima soprattutto se si pensa all’ipotesi di ascoltare queste canzoni dal vivo. I concerti sono ancora un’amara illusione. Tuttavia in un momento in cui la sensibilità delle persone è messa a dura prova è lodevole che un artista degno di questo nome provi a connettersi in modo empatico con chi dall’altra parte è pronto ad ascoltare.
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