Zanzara – Gli Occhi Dello Stato
Recensione del disco “Gli occhi dello stato” (Common People Records, 2020) degli Zanzara. A cura di Andrea Vecchio.
Il mio 2021 inizia con gli Zanzara e non poteva iniziare meglio, riguardo a cose nuove da ascoltare. Ragazzi di Salerno emigrati a Londra, gli Zanzara suonano, in questo album di debutto debutto intitolato “Gli occhi dello stato”, dodici brani di oi! molto rock e poco -core, pessimistico e nichilista quanto basta, apprestandosi così a seguire l’onda attitudinale del momento, che prevede un rientro nei ranghi di impegno politico e combattività lasciando spazio a introspezione e violenza. Le ripetizioni, in ogni brano, del titolo della canzone, è una cosa che personalmente mi esalta da quando ho iniziato ad ascoltare punk-hardcore.
Per come la vedo io, ogni canzone dovrebbe essere strutturata così, come lo sono La morte non ha orgoglio o Soldati dimenticati. Musicalmente, “Gli occhi dello stato” è un linearissimo album new wave: La mente è un’arma e Opinioni esterne sono le prove più evidenti di questa presa di posizione. Gli Zanzara prendono, infatti, ciò che di più malinconico e strutturale al punkrock abbiano insegnato i primi anni ’80 e lo mischiano ad una rabbia reclusa contro le paure che attanagliano le nostre esistenze terrene. Non vi è alcuna lunaticità nel loro carattere, in ciò che vogliono comunicare: manifesto di questa posizione culturale sono, sicuramente, la prodromica Gli occhi dello stato e la bauhausiana Gli ultimi credenti.
Il disco è uscito gli scorsi mesi per la londinese Common People Records, etichetta dedita visceralmente al punk-oi! con un catalogo sconfinato ricco di perle e dischi incredibili. Secondo me, concludendo, “Gli occhi dello stato” è un piccolo gioiello. Per idee, per realizzazione e per facilità di ascolto. Cori e vocalizzazioni low-fi, assoli da scantinato di provincia e singalong con le lacrime agli occhi: “Siamo autosufficienti, siamo gli ultimi credenti.”




