Will Graefe – Marine Life
Recensione del disco “Marine Life” (11A Records, 2021) di Will Graefe. A cura di Noemi Ascone.
Al suo secondo album solita, Will Graefe ci presenta “Marine Life” (11A Records). Chitarrista della band indie-rock Okkervil River, raccoglie l’eredità della sua esperienza e cerca di trovare nel 2021 una propria dimensione dalle tinte squisitamente statunitensi. Già nel primo album, raccontava storie in canzoni scritte on the road, evocando paesaggi solitari e spogli dell’America più rustica. “Marine Life” conserva del lavoro precedente i toni malinconici e rilassanti, accompagnati da racconti di tranche de vie sorprendentemente umani.
La voce di Graefe risulta sempre trascinata, a volte piatta e senza incisività, ma questa diventa anche la sua marca stilistica, suscitando forse paragoni con un lontano Bon Iver. Essenziale in tutti i brani è la chitarra acustica, la quale spesso sembra essere protagonista più della voce stessa. La prima traccia Almost Morning, infatti, delinea tutti i tratti elencati in note semplici ma efficaci. La linea melodica rimane in testa, mentre ascoltiamo la narrazione di una storia d’amore finita, di cui rimane confusione e rimpianto. Il tema prosegue in All The Ways, dove la chitarra traspone in musica la dolcezza di una frase come “All the ways I said I love you”. Il ritmo cambia leggermente in Green and Gold con la batteria che fornisce supporto a una chitarra meno incisiva, ad eccezione di alcuni inserimenti elettrici e altri sintetizzati. Verso la fine compare un leggero assolo che sfuma nella fine della canzone.
Dead Reckoner ripete lo schema iniziale, inserendo però una voce femminile e dando così la sensazione che questa storia d’amore non sia a senso unico. Segue, poi, Coral Court Motel, un brano che non convince all’inizio ma che viene sollevato verso metà da un assolo di pianoforte dall’atmosfera jazzeggiante. L’inserimento di Bathing Griver in quel punto dell’album è una scelta azzeccata, perché l’ascoltatore ha bisogno di una pausa dalla voce di Will e il suono della pioggia in un contesto esclusivamente strumentale funziona.
Run Away, un po’ in contrasto con ciò sentito fino a quel momento, introduce sentimenti più cupi, subito smentiti da Honey Boy, come suggerisce anche il titolo stesso. In uno dei momenti più riusciti, Will Graefe riesce a combinare al meglio linea melodica, variazione di ritmo e sensazioni. Neowise Griever è un altro intermezzo musicale, che ricorda un po’ gli studi di Giuliani per la chitarra classica: niente di troppo complicato ma piacevole.
Il tutto si conclude con Run To You, non particolarmente desiderata in quanto non sembra aggiungere niente di significativo, se non una chiusura già ribadita nelle tracce precedenti. Un album dalle forti potenzialità, ma che stenta a decollare rischiando di cadere nella trappola della monotonia.




