Tomà – ATOM
Recensione del disco “ATOM” (Autoproduzione, 2021) di Tomà. A cura di Maria Balsamo.
Autoproduzione è sinonimo di autodeterminazione. La libertà positiva dell’uomo si esprime in quanto volere e azione, al di là dell’imputabilità delle proprie intenzioni.
Il chitarrista austro-ungherese Tomà Ivanov si lascia guidare dal senso di autodeterminazione, decidendo di autoprodursi con l’aka di Tomà nell’album “ATOM”. Un atomo in reverse che simboleggia il ribaltamento della personalità, delineando i capisaldi del manifesto contemporaneo della Jazz elettronica dalle sfumature psycho. Dodici brani per un debutto in miscellanea che, sempre indipendentemente, riesce anche ad intingere i polpastrelli in cromature liquide di Lo-Fi Funk e Hip Hop.
Cresciuto nel background della chitarristica jazz, Tomà coniuga la raffinatezza estemporanea all’elettronica produttiva, con la quale ha macinato la sua primordiale esperienza discografica. I featuring (Ben LaMar Gay, Esther Esrah e Lou Asril) creano un distinguo tra la sperimentazione ricercata, che si traduce in un onirico trip di jazz futuristico, e l’attaccamento alla dimensione empirica la quale, in maniera imprescindibile, necessità di sonorità immaginifiche per poter raggiungere l’audience più raffinata.
A Different You ft. I am Tim è una intro di circa 5 minuti, incentrata sull’eleganza della voce. Le corde vocali di I am Tim sembrano prolungamenti del piano, della batteria e dei morbidi synth. Il neo-soul della track è fresco, profondo e necessario. L’incipit di Green ricorda vagamente sonoritàlight alla Stevie Wonder. Il paesaggio lunare, al limitare del crepuscolo, è l’imago di un viaggio in auto coi capelli al vento. Erotico e galvanizzante, il sound si stempera in note “bizzarre” ed ipnotiche. Il trip virtuale a due è cullato da drops sincrone, che tracciano linee green and grey all’orizzonte. Diretto dal regista Dominik Galleya, il videoclip è un cortometraggio chic e simbolistico.
Blind War ft. Ben LaMar Gay, una guerra cieca tra canti tribali. L’intensità degli affondi sui tasti del piano potenzia la voce di Ben che, come un’eco, profetizza i risvolti di una bellica quaestio sentimentale. Le sparks elettroniche illuminano la track leggermente altisonante mentre l’atmosfera somber ci riporta verso primordiali affermazioni dell’umanità.
Un mash up intenso e delicato, pregno di sonorità rimembranti stilemi di note quali Flyng Lotus, Louis Armstrong e J.S. Bach. L’estravaganza estetica di Tomà è un connubio impercettibile tra erudizione, manierismo e sperimentalismo innovativo. Fluttuante armonia densa che sa plasmare l’ascolto. Fino a farci teorizzare che siamo di fronte ad un prodromo dell’avanguardia discografica internazionale.




