Napoli Violenta – Neapolitan Power Violence
Recensione del disco “Neapolitan Power Violence” (Time To Kill Records, 2021) dei Napoli Violenta. A cura di Fabio Gallato.
Non si può dire che quello dei Napoli Violenta – il cui nome è un tributo all’omonimo film di Umberto Lenzi del 1976, secondo capitolo della Trilogia del commissario, se non lo conoscete rimediate, prego – sia un progetto che fa dell’originalità la propria bandiera, d’altronde quella di unire grindcore e derivati all’estetica poliziottesca è una strada già battuta. Non credo d’altronde che l’intento di O’ Smilz, O’ Tritaoss, O’ Russ e O’ Nimal sia quello di rivoluzionare il mondo della musica, e non ci sarebbe nemmeno un motivo per chiederglielo..
“Neapolitan Power Violence” è semplicemente un potentissimo e affabilissimo divertissement che passa in rassegna almeno un paio di decenni di musica estrema, pescando a piene mani dal grind più classico dei guru Napalm Death (il logo della band in copertino, delizioso esempio di pezzotto art, è lampante in tal senso), ma anche dall’heavy metal, dal punk, dall’hardcore, dal crust e via dicendo. Tra citazionismo e revivalismo più o meno palese, a spiccare è l’efficacia della proposta del quartetto, che dimostra di conoscere perfettamente la materia in questione e, nonostante (o grazie a) l’estremo goliardismo che permea ogni traccia, a partire dal loro titolo, regala schiaffi tirati e serratissimi, risultato anche di una produzione di tutto rispetto, sporca e graffiata come si confà a musica che vuole e deve suonare come un’autobomba.
“Viva l’ignoranza“, sbraitano nei 52 secondi netti di Cannibal Cuozz, e non potremmo essere più d’accordo, così come con la scelta di piazzare in chiusura di disco un mashup micidiale di Breaking The Law dei Judas Priest e Police On My Back dei Clash e nel mezzo una rivisitazione insensata ma doverosa de La Macarena, intitolandola ovviamente Impaled Macarena. Ma sono tanti gli esempi da ricordare in un disco caciarone e sbracato come solo Napoli sa essere e che, a conti fatti e pur con il sorriso, è il miglior disco di musica estrema uscito nel 2021 in questa Italia che non sa più far male.




