I Turbonegro hanno battezzato l’autodistruzione nel nome di “Apocalypse Dudes”
“Apocalypse Dudes” continuerà a seminare il terrore. Suonatelo oggi in pubblico e proiettate i testi su un maxischermo e Romero tornerà dal mondo dei morti (chi meglio di lui) e girerà un film di zombie impazziti e imbarazzati. “Ass Cobra” ha demolito il perbenismo di facciata, “AD” se l’è fatto e rifatto

A lot of bands and a lot of artists try to do the right thing at the right time at the right place. We always did the wrong thing at the wrong time at the wrong place. The sum of that is kind of magic. No, I don’t regret anything.
Euroboy
Perché avere rimpianti se fai parte della più grande banda di bastardi che abbia mai calcato terra da questa parte del mondo? Dall’altra tanti sono stati i maledetti, gli sporchi e i violenti, quelli che la società ripudiava e hanno finito per idolatrare, tramutandoli in rockstar in senso più che stretto, tirandoli dentro il proprio alveo di “normalità” (anche se ci sarebbero voluti parecchi anni per drenarli del loro senso di pericolosità). Nel Vecchio Mondo il terrore, invece, è radicato e se parliamo di Norvegia sappiamo bene che questa paura è dura a morire.
I Turbonegro erano delle rockstar, la loro Turbojugend consta di migliaia di unità sparse per le città di tutto il mondo, memori di quella che fu la Kiss Army, ma non vedrete mai i Turbonegro stampati sulle tazze o su un rotolo di carta igienica. Berrete dalle mani e vi pulirete il culo con le mani prima che accada tutto ciò. Non accadeva nulla di questo nel 1998, quando i mostri di Oslo tornavano in vita dopo aver demolito tutto con “Ass Cobra”, l’album che consacra la macchina infernale al sacro altare del rock, con tanto che la band ci cagherà su per tutto il tempo, e tanto ci han cagato che lo hanno risucchiato al loro interno per un’altra deiezione, ancor più grossa e fetida, ancor più incredibile e immensa, distante dal glamour di un rock ormai istituzione (è il ’98, MTV ha fagocitato tutto quel che poteva, lasciando solo le rovine), perché è solo nel denim che si trova la verità. I Denim Demon non hanno bisogno di essere accettati. “Apocalypse Dudes” è pronto a violentarsi il mondo.

Hank Von Helvete mi mancherà, mi mancherà il suo modo di cantare, che qui è chiaramente trasformato definitivamente, perché Hank ha fatto la muta, ora ha ed è una maschera e l’eroina è la benzina che spinge la transizione. Lo sporco del mondo spalmato sul corpo, il suo corpse paint, che gli amici Darkthrone e Satyricon portano in viso, è la merda che cola dalla realtà su di lui, ricodificata in incubi punk. La droga, la “scimmia sulla schiena” di Burroughs che lui accetta, non ci vede oscenità e lerciume ma ci sono, ci sono sempre state e ci saranno sempre. Pioggia di coltelli e death-punk, perché questo è e quando in un’intervista chiesero alla band se avevano un messaggio politico da lasciare Rune Rebellion sbraitò solo “death-punk forever”, e vaffanculo la politica. Non erano qui per dare un appiglio ma per sfasciare tutti quelli predisposti per la salvezza.
Quella marea di assoli che si protraggono più del dovuto sono il marchio di fabbrica che manca a chiunque si avventuri in questo mondo, una volta partiti non possono fermarsi, sono “treni di carne”. C’era un afflato autodistruttivo, l’anelito al disgregarsi mentre si muove il cazzo sempre avanti e il culo sempre indietro, principi di un rodeo in mezzo a neve ingiallita (Zappa consigliava di non mangiarla, loro se ne ingozzavano), “speriminator of the asshole”, ché questo era il modo in cui si esprimevano, con in mente solo una cosa: umiliare tutti e spingere la testa fino al vomito. Orge di sperma e sangue in pizzeria, e proclami, tantissimi proclami che diventano avvertimenti all’ascoltatore, sogni irrealizzabili da molti e per questo valore aggiunto. Velocità e melodia che sbucano da gloryhole come saette nel buio pronte a trapanare, in un delirio di cori e anthem affastellati all’ombra di fiordi composti da sperma ghiacciato da cui lanciarsi senza timore di niente e nessuno. La censura non spaventa, nessun bavaglio sarà mai utilizzato se non come gioco erotico ascoltando “Apocalypse Dudes”, quindi al massimo tirerete fuori una gagball.
Hank von Helvete mi manca perché oggi non c’è più, ma mi mancava anche quand’era in vita. Ha cambiato le regole del gioco e questo mondo non era più per lui. Difatti i Turbonegro, per me, erano già persi nel tempo, respinti dalla realtà. L’apocalisse per loro era già giunta e da un bel pezzo, “Apocalypse Dudes” però continuerà a seminare il terrore. Suonatelo oggi in pubblico e proiettate i testi su un maxischermo e Romero tornerà dal mondo dei morti (chi meglio di lui) e girerà un film di zombie impazziti e imbarazzati. “Ass Cobra” ha demolito il perbenismo di facciata, “AD” se l’è fatto e rifatto.






