Writhe – Awaiting a Tide

Recensione del disco “Awaiting A Tide” (Pouring Dawn, 2022) dei Writhe. A cura di Simone Catena.

I Writhe sono un quartetto noise molto interessante formatosi a Copenaghen. Nel loro percorso fatto di un sound graffiante si inseriscono anche elementi sognanti in una una miscela emozionante fatta di desolazione ed amore. Dopo un piccolo Ep rilasciato nel 2020 e passato del tutto inosservato, ci riprovano oggi con le idee forse più chiare in questo debutto discografico di più ampio respiro. “Awaiting A Tide”, prodotto per l’etichetta Pouring Dawn, trasmette un ossessione culturale che la band nutre da anni verso le sonorità old school di matrice hardcore e si unisce ad uno studio che riguarda la letteratura moderna. Negli arrangiamenti poi il carismatico vocalist Nick Magnusson passa in rassegna tutta la condizione umana, inserendo testi ruvidi e di protesta che lasciano un’atmosfera suggestiva. Il risultato è un vortice sentimentale, base portante del cammino dei quattro musicisti, sempre colmo di insidie e tematiche contorte.

Con i due singoli d’impatto Beacon e I Am The Sun si è anticipata l’uscita del disco: sonorità martellanti con distorsioni caotiche per un ascolto originale. La linea vocale segue un groove diretto e malinconico, con diversi cambi eccellenti. Infine la ritmica corposa di basso e batteria taglia come lame affilate i pensieri repressi strizzando l’orecchio a progetti post-punk della scena attuale. Seguendo il giusto ordine ci culliamo però con l’apertura leggera di New Ways in cui una nuova vita si risveglia da uno spazio catartico per sfuggire alla morte e ritrovare la gioia perduta. Nel passaggio finale un riff furioso si abbatte con violenza su attimi di confusione personale. La title track tocca invece sonorità più aggressive andando a comporre una composizione punk melodica che sprigiona energia direttamente dalle corde vocali di Nick. Le stesse sensazioni prendono forma nelle note di Sleep In Fire, in cui si mettono in mostra tutte le influenze grezze e spedite della band.

Molding Spines stabilisce al suo interno uno stato di libertà nel cadere e si contorce in modo sensibile con un ritornello che grida al cambiamento, pronti a lasciare questo vecchio mondo. Sul tiro aggressivo di More Than Arms Contain c’è un chiaro accenno a un sound più fresco che si accosta all’hardcore americano stile Rise Against e Strung Out. Infatti, nel minuto scarso di Daze Of Distress, si conferma a pieno la geniale e spudorata adrenalina che porta alle origini sporche degli anni ’90. Verso la fine troviamo altre due canzoni che apportano un cambiamento radicale al disco. A Way Of Drifting è un brano rock che come uno scisma si abbatte a livello emotivo con la sua struttura notevole ed è una delle tracce più riuscite di questo lavoro. Lights Out chiude rapidamente l’album, con una chitarra acustica elettrificata che esprime un cambio di gusti musicali, aggiungendo anche un pianoforte leggero, per una chiusura passionale.

Il collettivo danese si lascia trasportare dalla marea con un’insieme di ottime sensazioni raccolte in questo buon disco. Senza freni e con una grande grinta i Whrite fanno un balzo in avanti nella loro carriera.

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