Ma che volete che ci facciamo con Sanremo?

La nostra proposta oscena per alternare quello che vedrete/sentirete sul palco dell’Ariston, tra una “””boutade””” targata Fiorello e la speranza vana che l’ex-presentatrice di “Ok il prezzo è giusto” si metta ad evacuare in studio anziché cantare.

Il Festival di Sanremo rappresenta alla perfezione l’Italia, peccato però che si tratti dell’Italia peggiore. Non che ci voglia un genio, suvvia, guardate un po’ chi è stato chiamato a calcare il palco dell’Ariston degli ultimi cinque anni (giusto per non andare troppo indietro), ma soprattutto chi questa competizione di “bella musica” l’ha vinta. Beh, no, in realtà i vincitori incarnano ancor meglio il senso di nulla assoluto che anche la musica leggere italiana è da parecchio, quella perfetta di un pubblico che non guarda benissimo al presente (che fa pietà anziché no) e lo incensa come futuro, e invece di futuribile non ha nulla, sicché nemmeno il tempo di digerire che quanto si è ascoltato è già finito nello scarico.

No Pippo no lasciaci andare

Ci si accontenta, non si scava e quando lo si fa si trovano cose che, fondamentalmente, funzionano perché somigliano fin troppo a roba così trita da non aver nemmeno bisogno di essere masticata. Però c’è sempre qualche furbacchione che fa il nostro stesso mestiere e nel nostro stesso ambito, ovvero quello “alternativo” (si dice ancora? Esiste ancora? Mah), sempre pronto a scrivere interi e numerosi articoli serissimi volti a descrivere tutte le serate del festivalone, sputando su pozze di sputo e incensando carcasse di gioventù bruciata che nemmeno l’Ambipur più potente della Terra potrebbe nasconderne il lezzo. Insomma, siamo sicuri che ci debba fregare qualcosa di questo Festival? O che da questa parte della barricata ne si debba parlare con tanta serietà? Per noi, ovviamente la risposta è più che ovvia: no.

Noooooooooooooooooooooooooooooooooooo

Abbiamo messo in moto la fantasia e abbiamo immaginato che, anziché una torma di vecchie cariatidi, non-giovani che sarebbe stato meglio si trovassero altro da fare e nuovi virgulti di cui ci scorderemo giusto ieri, al centro del palco del Teatro più blasonato d’Italia ci sia un solo DJ incappucciato, sotto la cui cappa si nasconde tutto il terrore di aver sepolto la decenza musicale in un camposanto maledetto, obbligandola a tornare come mostro lovecraftiano, e che questo Dj sia pronto a suonare cose da fare tremare le gambe alla giuria più giuridica e qualificata del mondo. E anche dei nostri cari colleghi.

Insomma, un modo non troppo serio di alternare quello che vedrete/sentirete uscire dai vostri teleschermi smart, per tirare un sospiro di sollievo, tra una stronzata targata Fiorello e la speranza vana che l’ex-presentatrice di “Ok il prezzo è giusto” si metta ad evacuare in studio anziché cantare.


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