Black Country, New Road – Ants From Up There

Recensione del disco “Ants From Up There” (Ninja Tune, 2022) dei Black Country, New Road. A cura di Simone Catena.

Ants From Up There” è il nuovo album in studio per la band londinese Black Country, New Road che arriva ad un anno esatto da “For The First Time“, debutto di grande successo che li ha lanciati nell’Olimpo della nuova scena post punk d’Oltremanica. In questa nuova opera c’è aria di cambiamento, dovuto anche ad un dettaglio molto importante. Sarà infatti l’ultimo album con il cantante Isaac Wood, che ha annunciato il suo abbandono alla band a 4 giorni dall’uscita del disco, lasciando i fan spiazzati e increduli. Nonostante ciò, all’interno di questo lavoro si continua a seguire un sound preciso e roccioso, innovativo e di spessore.

Il disco viene prodotto e distribuito dall’etichetta inglese Ninja Tune. In questo capitolo l’approccio minimalista risalta in maniera notevole, mettendo in risalto il tono personale dei Black Country, New Road, sempre avvolti da un’aura visionaria che tocca diversi stili musicali in una miscela sonora dolce ma d’impatto.

Dopo un’intro sperimentale, quasi in chiave teatrale, il cammino viene segnato in maniera giocosa dai synth che duettano con il violino vivace di Chaous Space Marine, un brano ritmico e intenso in cui la linea vocale calda si unisce ad un sassofono contagioso e dipinge un arco fluido di colori. È una traccia caotica, ma perfettamente coerente con il percorso cui la band ci ha abituati. Concorde, primo singolo estratto dal disco, ci accoglie invece con un tiro morbido, quasi drammatico. La sua melodia tenera incontra una batteria silenziosa che in alcuni tratti esplode, come in un brano degli Slint. Colpisce anche la sinfonia orchestrale che si innalza sul crescendo contorto delle chitarre, dando vita ad una dinamica potente che ha il suo apice nella malinconica esplosione finale.

Nel silenzio tenero Bread Song c’è l’intimo di un individuo che si spoglia dei suoi brutti ricordi e si gonfia di momenti e pensieri profondi in una composizione struggente, in cui il segnale mistico del basso danza con un clarinetto dando la sensazione di rincorrersi senza trovare il giusto tempo fino a perdere l’orientamento. In Good Will Hunting le melodie ripetitive in chiave math si intrecciano con le raffiche energiche della batteria, che spara colpi precisi dando corpo e vibrazioni ad una traccia orecchiabile. Nella parte centrale del disco ci soffermiamo sull’improvvisazione di Haldern, che in un vortice delicato prova a catturare una magia anche grazie all’uso del pianoforte, elemento portante del brano. Proseguiamo con le note di Mark’s Theme e con la sua tromba che sussurra una melodia sognante, da ascoltare ad occhi aperti in una notte buia. Il commovente passaggio di The Place Where He Inserted The Blade ci culla con una ballata sdolcinata che incastra gli strumenti in una direzione unica, una sorta di indie macchiato di blues.

L’atto finale del disco è affidato ad uno-due disarmante di brani differenti, che segnano un trionfo di suoni giocoso ed epansivo: se Snow Globes si muove su di un tappeto potente e delicato di violini frenetici, Basketball Shoes è uno de brani più completi di questo lavoro, un crescendo di sinfonie che ci travolge con passione.

Alla seconda prova su disco i Black Country, New Road fanno ancora centro: “Ants From Up There” è un album audace, manifesto di una band autentica e originale, sul cui futuro però aleggia l’ombra minacciosa prodotta dall’addio del cantante Isaac Wood.

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