Alt-J – The Dream
Recensione del disco “The Dream” (BMG, 2022) degli Alt-J. A cura di Silvia Cinti.
Se la musica fosse una passeggiata di salute allora i britannici Alt-J sarebbero una guida semplicemente perfetta. Curiosi, stilosi dal punto di vista della proposta melodica e pieni di talento questa band, composta dal cantante e chitarrista Joe Newman, il tastierista Gus Unger-Hamilton e il batterista Thom Sonny Green, ha messo a segno un altro incredibile colpo. Prima dell’attesissimo “The Dream” – pubblicato lo scorso 11 febbraio in vinile, CD e digitale – il gruppo inglese aveva realizzato tre dischi che hanno venduto oltre due milioni di copie e totalizzato più di due miliardi e mezzo di stream.
C’è chi ha letteralmente consumato la prima creatura “An Awesome Wave” l’esordio indie-rock sperimentale in assoluto del 2012.Per chi è ancora all’oscuro di questo capolavoro deve velocemente rimediare. Se già in quella ghiotta occasione critica e pubblico erano rimasti colpiti in positivo dall’unicità del timbro del frontman Joe Newman anche in “The Dream” le freccie al suo arco, tra cui il suo fluido falsetto, si sono rivelate ancora una volta efficaci. Nel gennaio del 2020 dopo una lunga pausa – “Relaxer” risale infatti al 2017 – la band aveva finalmente iniziato a occuparsi del nuovo lavoro ma sfortunatamente i loro buoni propositi sono stati spazzati via dall’ondata pandemica che ha sconvolto i progetti nel cassetto di molti artisti.
Ambiziosi e creativi alla fine sono riusciti a portare a casa un egregio quarto disco che è stato anticipato dal singolo U&ME una vivace ed estiva traccia, una rara gioia che ha destato subito l’interesse dei fan. “The Dream” è un album tecnicamente valido, magnificamente cantato e liricamente acuto. Le tracce suonano i sentimenti e raccontano storie alcune di fantasia e altre che tracciano dei momenti più personali vissuti dal trio di Leeds.
Una delle canzoni più riuscite è Get Better, una parentesi davvero emozionante (Get better, my darling/I know you will)nel testo viene raccontato cosa accade nell’osservare qualcuno scivolare via lentamente ai tempi del Covid-19. Ascoltando l’intro Bane sembrano tornare vive quelle atmosfere tanto amate in “An Awesome Wave”. Buone anche le performance Hard Drive Gold e Powders. Happier When You are gone non convince del tutto mentre in Losing My Mind gli Alt-J scavano di nuovo nell’oscurità e stupiscono ancora.
“The Dream” riflette il suono di un gruppo maturo e rinvigorito – l’ensemble più eclettico dell’indie non sta rallentando piuttosto invecchiando con grazia – che ha finalmente trovato il suo posto felice.




