Loop – Sonancy
Recensione del disco “Sonancy” (Cooking Vinyl, 2022) dei Loop. A cura di Simone Catena.
Dal sud di Londra, in una potente e incredibile scena musicale, troviamo la band underground Loop, che con un timbro graffiante immerge il suo stato d’animo all’interno di viaggi psichedelici e una vena artistica di spessore. Dopo un trittico di album, iniziati nel lontano 1990, anche questa volta i nostri sono pronti a sorprendere l’ascoltatore con un nuovo e intenso album distopico, arrabbiato e dissonante. “Sonancy” (dal latino “creare rumore”) apre un tappeto furioso per cui lo stesso Robert Hampson, fondatore e unico membro originario della band, afferma con grande tenacia di trovarsi davanti a un lavoro diverso, riconducibile ad uno stile shoegaze a tratti acid rock, adatto a stravolgere la mentalità di ognuno di noi. Il disco viene prodotto per l’etichetta londinese Cooking Vinyl.
L’apertura dell’album è affidata a Interference, un brano energico che avvolge un riff martellante in stile krautrock e il batterista Wayne Maskel trasmette impulsi magnetici all’interno di un astronave, creando un groove perfetto a tratti caotico seppur minimalista. Subito dopo c’è Eolian che mette in risalto un vortice distorto di chitarre e la linea vocale melodica, con un eco profondo che danza in una struttura sperimentale. Supra invece si regge sulle percussioni complesse ed esplora un paesaggio distorto dove trovare riparo. Il testo colora l’atmosfera di un’astronauta confuso, che va alla scoperta di una galassia lontana.
Il breve lavaggio mentale di Penumbra I prende vita come una centrifuga surreale collegandosi alla seguente Isochrone, la composizione più lunga di questo lavoro, che aziona una vibrazione spassosa con strani rumori distorti, simili a sintetizzatori lunari. La voce poi si risveglia a rilento, da un riverbero ovattato fino al rumore infinito che completa il brano. In Halo, l’ultimo singolo che anticipa l’uscita dell’album, un ronzio di insetti si incastra alla distorsione d’impatto con un crescendo di intensità, per una traccia che rimane piatta, senza sussulti notevoli.
Con Fermion troviamo un ascolto ricco di spunti acidi sul cui riff elaborato la cavalcata di una batteria impazzita si sposa alla perfezione alla vibrazione interstellare, che avvicina le sonorità dei Loop a quelle degli Hawkind. Penumbra II invece è un altro capitolo strumentale che esplora un percorso matematico e mette in mostra un bell’insieme di allucinazioni mentali. Verso la fine la combo di brani moderni Axion e Aurora presenta uno stile post-punk attuale e gioca con le varie improvvisazioni della batteria, innalzandosi in una jam monumentale che completa alla perfezione quest’opera sensitiva.
La musica dei Loop sposta gli orizzonti della loro carriera verso una visione più coesa e raffinata, manifestando una speranza di cambiamento globale nel mosaico distopico che sembra il nostro presente.




