Il Corpo Docenti – Un Posto Sicuro
Recensione del disco “Un Posto Sicuro” (Autoproduzione, 2022) de Il Corpo Docenti. A cura di Claudio Parisi.
Due anni fa sembrava essere arrivata la fine del mondo. Ci siamo confrontati con le nostre insicurezze, il lavoro da remoto, gli amori finiti e quelli troppo distanti. Il Covid ci ha messo di fronte le nostre fragilità, amplificando le incertezze, le depressioni e le più profonde paure.
Questo disco de Il Corpo Docenti riesce a esprimere al meglio cosa siamo dopo anni di lockdown, quarantene, cibo da asporto, restrizioni e corrieri Amazon. Un album composto da macerie musicali, contrasti visivi e vivide emozioni. E non importa se vivi a Londra, Berlino, Milano o Roma, perché questo album esprime dei sentimenti cosi autentici come l’illusione, la sfiducia, e l’impotenza.
La soluzione è “Un posto sicuro“, perché a volte non siamo in grado di risolvere i nostri problemi personali, e se pur ci nascondiamo tra le sedute di terapia, le app di incontri, o le telefonate con i nostri genitori, abbiamo sempre bisogno del nostro posto sicuro. Come quando in Entrambi si dice “metto da parte tutto ciò che serve per accontentarsi , per sentirsi uguale come fanno tutti gli altri”. Sono parole dure, vere e di cristallina bellezza.
Ho ascoltato buona parte di questo disco sul treno da Herne Hill a London Blackfriars ed è stato un viaggio tra ricordi, adolescenza, relazioni terminate durante il lockdown e quelle appena iniziate. Un tappeto musicale caldo, urbano, coinvolgente e autentico. Un rock leggero senza troppe pretese.
Dal punto di vista musicale l’album risente delle influenze dei Ministri e non è casuale la produzione da parte di Davide “Divi” Autelitano (cantante e bassista dei Ministri). Il rock melodico si salda dolcemente alla new wave, accennando con svogliatezza ai primi esordi dei Cani o al Calcutta di Mainstream. I brani che ho trovato straordinari sono Buchi neri, Il miglior argomento, Fantasmi, La mia città ed Entrambi.
Insomma, un album che affronta i nostri mostri quotidiani con semplicità, senza ricorrere a un vocabolario troppo sofisticato. Un viaggio poetico, senza troppe metafore che arriva dritto allo stomaco o al cuore e ci fa stare bene, e ci fa stare male.
La copertina è stata realizzata dall’eccezionale illustratrice Margherita Morotti. Il risultato è uno stile molto sintetico, quasi descrittivo, caratterizzato da colori accessi, forme vettoriali, texture e una calligrafia a mano. Una bella rappresentazione di tutto il disco, perché a volte il nostro posto sicuro (in questo caso una tenda da campeggio) è circondato da tutta una serie di pericoli (le fiamme) costituiti da preoccupazioni, incertezze e disagi. Questi si scontrano, inevitabilmente con la parte superiore dell’artwork, dove si estende un cielo stellato, simbolo di sogni, speranze e futuro.




