The Mysterines – Reeling
Recensione del disco “Reeling” (Fiction Records, 2022) dei The Mysterines. A cura di Giovanni Davoli.
“La vita è stronza (ma mi piace così tanto)”.
“Reeling” comincia con questa dichiarazione. Sarà questo linguaggio, quest’attitudine, sarà il muro di chitarre; sarà per tutto questo che sono già partiti i peana: “è tornato il rock”, “sono tornate le chitarre elettriche”. Ora, noi che scriviamo qui e voi che ci leggete non ci eravamo mai accorti di queste illustri scomparse, così che questi annunci fatti ormai a cadenza annuali (ricordate i Greta Van Fleet?) ci lasciano sempre un pò scettici. Voglio dire: ma questi su che pianeta vivono? Che poi siamo noi quelli che vivono su un pianeta diverso, poco conta. Pianeta sul quale accogliamo volentieri questa fighissima band di Liverpool di ventenni che vanno dritti al sodo: due chitarre, basso e batteria e basta, nemmeno lo straccio di una tastiera.
Su questo nostro pianeta siamo molto tolleranti e possiamo perdonare le suddette affermazioni, ma non: “è tornato il grunge”. Cioè, voi di grunge non sapete nulla. E nemmeno di rock e chitarre elettriche a questo punto. Cosa abbiano a che fare quattro ragazzi, nati agli albori del secolo e vestiti a festa, con la musica di Cobain & co., non si comprende. Sappiate che negli ultimi 30 anni, nel rock e dintorni sono accadute molte altre cose oltre al grunge, come questa webzine si ostina a raccontare. Molte di queste cose confluiscono in questo disco che ha molti doni, ma non quello dell’originalità. L’idea di stare ascoltando cose già sentite e risentite ti passa per la capoccia continuamente durante le 13 tracce. Ma non il grunge, non Seattle, porca miseria. Di nuovo: su che pianeta vivete?
Semmai: PJ Harvey. Come la loro connazionale, che potrebbe anagraficamente e musicalmente esserne la mamma, The Mysterines si aggrappano al blues. Reeling, Under Your Skin, The Bad Thing, The Confession Song: butto lì qualche esempio lampante. E i ragazzi lo fanno in modo disciplinato, pulitino direi, per niente grunge, al massimo un pò punk fighetto. Con qualche chorus bello appiccicoso: Life’s a Bitch, Hung Up, Dangerous, On the Run.
Insomma, diciamola facile: una volta si chiamava rock’n roll. Oggi pure. Per come la canta Lia Metcalfe: voce profonda ma non troppo intensa, stirata quando serve, senza prendersi però sul serio o fare grossi drammi blues, ma capace d’improvvisi sbalzi di tonalità che danno i brividi (ascoltate Still Call You Home). Per come la suonano all’unisono la chitarra sua e di Callum Thompson; questi non sono i Led Zeppelin, semmai i Rolling Stones: assoli giusti in numero e lunghezza, senza esagerare. Il basso di George Favager pompa in bella evidenza per farci ballare e la batteria di Paul Crilly picchia per tenerci a terra. Il divertimento e l’adrenalina sono assicurati con The Mysterines: “Reeling” riempie di gioia chiunque sia ancora capace di pelle d’oca di fronte a un bel riffone rock in 4/4, magari scontato ma pompato con la giusta attitudine. Tutto questo confezionato alla grande come si attiene alla prima uscita per una major. E difatti è subito Top 10. Peccato solo per i video: piuttosto deludenti viste le premesse.
Produce Catherine Marks: una che in una quindicina d’anni di carriera ha vinto parecchi premi e lavorato con tutti: PJ Harvey (come volevasi dimostrare), Wolf Alice, Blonde Redhead, Frank Carter and the Rattlesnakes, Baby Strange, The Killers. Ecco dove avevamo già sentito “Reeling”: altro che grunge.




