Hot Water Music – Feel The Void

Recensione del disco “Feel The Void” (End Hits Records, 2022) degli Hot Water Music. A cura di Massimo Citton.

Dopo cinque anni dall’uscita dell’ultimo disco, “Light It Up“, i veterani del punk rock Hot Water Music sono tornati con un nuovo album, uscito il 18 marzo di quest’anno. “Feel The Void” rilancia la Band con il ritorno del frontman Chuck Ragan, dopo diverse pause dovuto a problemi famigliari, e dà il benvenuto ad un nuovo componente, Chris Cresswell ex-Flatliners, che in realtà già dal 2017 faceva parte del gruppo per alcuni live.

Per i ragazzi di Gainesville non è stato affatto un bel periodo, tanto da mettere in discussione il proprio futuro, e lo ammette lo stesso Ragan in varie interviste, ma la voglia e la necessità di fare musica vince sempre su tutto. Infatti con il nuovo disco sono cambiate varie cose, prima di tutto lutti in famiglia che hanno segnato in modo chiaro l’album, e quindi la difficoltà di ritagliarsi del tempo per la musica. Non meno importante la modalità di composizione a distanza dei brani per effettivi problemi logistici che ha li ha visti lontani dalla sala prove.

Come già accennato, l’arrivo di Cresswell alla chitarra e seconda voce, dopo l’uscita di Chris Wollard per concentrarsi sulla propria salute mentale, ha donato comunque nuovo ossigeno e una voce squillante e spigolosa, molto in sintonia con quella caratteristica di Ragan. Tanto da vederlo già come voce solista in Turn The Dial, l’ottava traccia del nuovo disco, che sta a dimostrare il suo grande impatto all’interno della band. Nella traccia Feel The Void invece, vediamo e sentiamo ancora Wollard e Ragan duettare alle voci, anche questo a rappresentare il buonissimo rapporto nonostante l’uscita.

Anche dal ritorno del produttore Brian McTiernan, fonte probabile dei migliori tre album da “The New What Next” del 2004, si intuiscono le volontà della band di alzare di nuovo la voce. I suoni sono gli stessi che hanno sempre contraddistinto gli Hot Water Music, vissuti e irregolari, ma che possono sembrare sempre attuali e giovani, capaci oltretutto di invecchiare con grazia.  Il risultato è rabbioso, urgente ma estremamente  armonioso: un album ispirato e sofferto.

Dopo trent’anni di scrittura di canzoni che non hanno mai evitato di diventare troppo personali, politiche, o semplicemente come sfogo emotivo, il nuovo “Feel The Void” non fa eccezione. Il gruppo in tutta la sua carriera è stato capace di rimodellare il genere post-hardcore, entrando quindi in una terza fase in cui niente ha da dimostrare, ma molto ancora da dire: “No story Is Ended, Only Revolving” urla con la sua voce rude Ragan in Killing Time, la seconda traccia dell’album. Questa citazione può essere infatti presa come simbolo ed espressione di tutto l’album.

Il disco si apre con l’intensità oscura di Another Breath, continua con la canalizzazione dell’energia e dello spirito in Newtown Scraper e Scratch On, l’emotività nervosa ma positiva di Hearts Stay Full e il coro di The Weeds, il ruggito impetuoso e potente del finale Lock Up. L’ultimo singolo uscito, Habitual, la canzone più personale mai scritta, è un tributo a tutte quelle persone che hanno combattuto e tutt’ora combattono contro il cancro. Qui si ha l’impressione che sia lo stesso Ragan ad affrontare la malattia gridando di pancia nel ritornello “I Hope You Die!” e insistendo nel bridge “I Won’t Cave/I’m Wide Awake”.

In definitiva in questo lavoro traspare tutta la perseveranza, la sfida e la speranza, che dimostrano la convinzione delle loro idee. Il mondo è in continua trasformazione, ma la voglia e il motivo di fare musica rimane sempre lo stesso di sempre. In più questa musica rimane sempre potente e vitale, piena di significato, ed altrettanto efficace per contrastare il vuoto, il dolore e la sofferenza che sono parti integranti della nostra vita.

Un punk rock d’autore sempre fatto con il cuore e che è in grado di stimolare anche l’indifferente più puro.

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