Primus – Conspiranoid

Recensione dell’EP “Conspiranoid” (ATO Records, 2022) dei Primus. A cura di Fabio-Marco Ferragatta.

Conosciamo tutti almeno uno (magari anche dieci) cospirazionista davvero convinto delle incommentabili boiate di cui dice di andare via via “informandosi a riguardo”, su siti/reti televisive/libercoli e tanto altro ancora, e non parliamo solo di persone che non hanno raggiunto nemmeno la terza media, bensì che riteniamo essere acculturate e intelligenti.

Ci interroghiamo dunque cosa li abbia portati a concludere che determinate fantasie (non teorie, da questo punto di vista meramente linguistico sto con Wu Ming 1) di complotto come scie, chimiche microchip, deep state (senza contare tutte quelle sui vaccini) e via discorrendo siano anche solo lontanamente credibili. Lo stesso ha fatto Les Claypool, annotandosi il tutto qua e là, fino a portare a compimento il nuovo EP dei suoi Primus cui ha donato il titolo perfetto per tale occasione: “Conspiranoid”. Chi meglio di lui che vive nella patria di QAnon avrebbe potuto farlo?

Conspiranoia, ossia il brano chiave dell’extended play – o meglio, del singolo con relative b-side – riporta i Primus a quei fasti di delirio tremebondo del quale furono alfieri, e a questo punto ancora sono. In undici minuti la realtà si scioglie in un liquido amniotico progressivo e psichedelico, una placenta allucinatoria che diventa alveo di tutte quelle amenità di cui sopra, facendosi cerchio che si chiude attorno alla mostruosità, focus su cui l’intera discografia del trio ha sempre puntato. Le chitarre di LaLonde sono tagli netti nell’obliquità e nella destrutturazione, così come la ritmiche gemelle di Claypool e Alexander riescono a costruire un’orizzonte degli eventi più Residents che mai, ma ancora più oscuro e debilitante, con una certa dose di cattiveria decisamente poco celata, come dimostrano le parole di Les:

You can lead a horse to water, but you cannot make him drink / You can guide a fool to logic, but you cannot make him think

Non sono da meno Follow The Fool ed Erin On The Side Of Caution. Quest’ultima è subliminale violenza ricoperta d’acciaio, Larry a muso durissimo sulle sei corde e asfissia garantita, mentre la prima rievoca cannonate funkadeliche ma pur sempre lambite dalle ombre di chi si muove passin passetto nel regno dell’ignoranza pura e semplice.

Dicono di non aver potuto per questioni di tempo (il tour tributo ai Rush d’altronde non dev’essere cosa da poco) né voluto scrivere un intero album, i Primus, ma forse sono veramente pronti a farlo. È il momento storico giusto per cui mattatori come loro tornino a sbeffeggiare con un ghigno più sardonico che mai stampato in volto complottari et similia, senza timore al ritmo della follia che li ha contraddistinti dal resto dei gruppi in circolazione.

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