Weird Nightmare – Weird Nightmare

Recensione del disco “Weird Nightmare” (Sub Pop, 2022) dei Weird Nightmare. A cura di Fabio-Marco Ferragatta.

Che poi se si nomina Alex Edkins si pensa immediatamente (ovvio) a quelle gran cannonate di album che i suoi Metz hanno sputato fuori in meno di otto anni, quattro perle noise rock che sono diventate vessillo di un intero genere. A saperlo intento a dare vita a una creatura denominata Weird Nightmare si potrebbe dunque immaginare qualcosa di spaventoso, atonale, un’irraggiungibile montagna della paura e completo, fottuto casino. Se così fosse sarebbe un grave errore, ed è questo il bello, quando le aspettative vanno gambe all’aria e ci si ritrova per le mani altro, molto altro. “E ora qualcosa di completamente diverso”, insomma.

È giustamente sempre sotto l’egida di mamma Sub Pop che Edkins si diverte a portarci in un’altra sezione dei ’90, distante dalle situazioni post-apocalittiche del suo progetto principale. Siamo nel reame dell’alternative rock al suo massimo picco espressivo, quello di Pixies (e Breeders), Lemonheads, Built To Spill, Pavement, Blind Melon, Guided By Voices e compagnia cantante, gente che la melodia e il rumore mai ha visto come entità del tutto separate, anzi, le mischiavano fino ad ottenere un’amalgama a parte. Niente di innovativo, dunque, e chissenefrega dopotutto, perché la cosa bella è che non vi verrà voglia di mettere su nessuna delle band di cui sopra, come invece capita in altri contesti. Anzi, finirete per chiedere un altro album ancora ad Alex, ché questo non basta.

L’omonimo album di debutto del cantante/chitarrista canadese si attesta il titolo di “instant classic”, o meglio, lo farebbe se vivessimo anni in cui la musica è fatta per restare ma poco male, non ci lasceremo di certo fermare da questioni di siffatto tipo. La combinazione magistrale di chitarre distorte e agganci vocali super catchy danno la misura di come Edkins sia ormai scafato cantautore in completo controllo delle proprie possibilità. L’ingombro rumoroide mutuato dallo shoegaze mybloodyvalentiano che detona in Dream, la british-wave latente nelle morbide spirali che avvolgono Lusitania e Sunday Driver, Zebra Dance e il suo tocco acustico quasi folk e polveroso, le spianate di deragliante post-punk sepolte in Darkroom sono diamanti che brillano nel buio. Non pago di ferocia Alex piazza due assi di violenza in Nibs e Oh No, come note di dolore in un quadro di ampia magniloquenza, quasi due graffi sulla cornice, ad impreziosire il tutto.

Se non si può essere più alternativi a nessuno vale la pena esserlo nei confronti di se stessi, questo sembrano dire i Weird Nightmare. Un consiglio da seguire per tutti coloro che continuano a sfornare album fotocopia.

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