Logic – Vinyl Days
Recensione del disco “Vinyl Days” (Def Jam Recordings, 2022) di Logic. A cura di Ciro Arena.
Dopo il ritiro annunciato nel 2020 con “No Pressure”, c’era chi aveva davvero creduto al termine del percorso di un rapper tanto ininfluente e derivativo quanto talentuoso come Logic, sperando per una volta nella coerenza delle parole di un artista non certo sprovvisto di una determinata esposizione mediatica in ambito hip hop mainstream. E in un certo senso, si può dire che ai più la sua scelta fosse sembrata per nulla priva di senno.
La negatività, il dissenso che ruotavano attorno a Logic e alla sua musica, infatti, erano diventati praticamente insostenibili per il Nostro e per i suoi supporters di vecchia data, senza contare le pesanti responsabilità di padre che stavano cominciando a gravargli con intensità sempre maggiore. È anche vero, però, che de facto non si è mai potuto parlare di un ritiro vero e proprio: il rapper, dopotutto, ha continuato a rilasciare musica sotto lo pseudonimo di Doc D, tramite la nota piattaforma di intrattenimento live streaming Twitch. E dopo il (disastroso?) ritorno ufficiale, sancito dal rilascio del mixtape “Bobby Tarantino III” – a completarne la ben nota serie –, arriva quindi il turno di un album ‘in carne ed ossa’ come “Vinyl Days”, settimo lavoro in studio dello statunitense, curato sia nella scrittura che nella produzione dallo stesso, e con risultati assolutamente soddisfacenti.
Al di là delle 30 tracce complessive, l’opera scorre come se fosse composta da poco più della metà dei brani selezionati, e questo è dato dal sapiente alternarsi di brevissime skit a brani da poco più di un minuto di durata totale, che non distolgono certo l’attenzione dall’eccellente abilità nel rapping da sempre sfoggiata dallo statunitense. Il saggio lavoro di produzione, come già detto, curato dallo stesso ma anche dal fido 6ix, non può che rimandare a precise influenze simbolo dell’East Coast americana come DJ Premier, Madlib e J Dilla, offrendo inevitabilmente il destro a stimatissimi colleghi del calibro di RZA, Royce Da 5’9”, AZ, The Game, Action Bronson e Curren$y, qui presenti in qualità di featuring a dir poco prestigiosi. Perché, in fin dei conti, la vera e propria essenza di “Vinyl Days” non può che essere ricercata nel puro e semplice smistamento di barre dal pieno sapore old e dalla marcata attitudine hip hop, a cui il progetto sembra essere completamente votato, e che a loro volta lo renderebbero uno dei migliori in assoluto nella discografia firmata dal noto artista.
D’altro canto, non si può negare che ancora un po’ di quella negatività, che in passato aveva spinto il Nostro all’annuncio del (mai avvenuto) ritiro dalle scene, sia ancora presente e per di più capace di ispirarne l’operato e il lavoro lirico. Da questo punto di vista, infatti, non poteva certo passare inosservato quanto raccontato in LaDonda, in cui l’artista immaginerebbe di uccidere il noto critico musicale, con sede in YouTube, Anthony Fantano, per via delle numerose recensioni negative che, com’è noto, è solito riservare ai lavori di non pochi nomi del panorama musicale, tra cui, appunto, quello dello stesso Logic.
“Vinyl Days”, insomma, esplora questo genere di insicurezze e frustrazioni, manipolandole al punto tale da creare un universo sonoro pienamente in linea con una delle migliori versioni disponibili dello statunitense, in perfetta armonia con la propria natura, in seguito ad un biennio da questo punto di vista per nulla pregno di ispirazione. Se non altro per ribadire che Logic, oggi più che mai, merita il rispetto dell’universo hip hop nella sua interezza, e in virtù dell’impeccabile abilità da questi sempre dimostrata nella nobile arte del rapping. Perché, udite udite, Logic sa rappare e ha sempre saputo farlo.




