Riccardo Ruggeri – Non Ci Aspetta Nessuno (Se Non Miliardi Di Foto)
Recensione del disco “Non ci aspetta nessuno (se non miliardi di foto)” (Vina Records, 2022) di Riccardo Ruggeri. A cura di Tommaso Mosole.
“Non ci aspetta nessuno (se non miliardi di foto)” è l’album di debutto di Riccardo Ruggeri, cantante e musicista biellese militante da diversi anni nella scena underground italiana. Dodici brani che sicuramente rendono un’idea del profilo artistico di Ruggeri, autore alla ricerca di soluzioni stilistiche molto variegate. I singoli pezzi infatti presentano sonorità diverse fra loro, quasi come se l’autore volesse dar prova della sua poliedricità: è una premessa che può tornare utile in vista dell’ascolto.
Io non sono figlio di Maria è il brano di apertura, cassa dritta e chitarrine a sostegno a quella che è una sorta di presa di coscienza dell’artista, che in qualche modo denuncia il senso di appartenenza delle persone a un qualcosa, fino a diventare un listone di cose che si conclude con “miliardi di foto”, l’epiteto dell’album. Segue Le formiche, traccia che porta la firma Michael Gario al mastering. È un brano in cui si nota la padronanza canora di Ruggeri: le linee vocali si intrecciano tra cambi di ritmica, espressivi feel di batteria e sezioni dal mood allucinato. Al terzo posto abbiamo Un POPulista, gioco di parole che lascia onestamente un po’ desiderare. La canzone si fa anche apprezzare, anche se il testo è una grande paranza di rime tra vocaboli sconnessi fra loro. Rimane l’intento di un’altra denuncia, un filo politica, provate a immaginare, contro l’italian-populismo. Poi c’è il Medio Oriente, forse un pelo pugliese stile Negramaro, c’è Dalì: scala minore armonica o napoletana? Zero e la dittatura degli algoritmi è un pezzo invece alquanto macchinoso, che parla di zeri e di una certa professoressa. Anche qui ci sono tanti giochini fonetici che lasciano il tempo che trovano, però la produzione rimane interessante. Con Banditi l’artista prova a portarci in Messico, o dagli indiani d’America, poco importa, quello è il contesto. Pharmakon è ancor Napoli e oriente, più il feat di Emma Elle, ma qui Ruggeri ricorda Stash dei The Kolors. Altro featuring, stavolta con Le Lavatrici Rosse, vecchio progetto del cantante biellese: parliamo di Giovinezza.
Giro giro tondo è il futuro cliché, uno speech filosofico che comunque mantiene una sua dignità. Forse è il pezzo più interessante a livello testuale, non che la base sia da meno: lo consiglio. In coda abbiamo Come dice Celentano, voci vibranti e rock’n’roll, e Bestemmiare, in cui non viene detta alcuna bestemmia, ma c’è una piacevole kalimba in sottofondo a completamento del concept mille sonorità che pare essere il fil rouge dell’intero lavoro. Il brano di chiusura è Notte insonne in Korea, l’”Hide and Seek” italiana se ci fosse una versione mediterranea della celebre serie tv O.C.
“Non ci aspetta nessuno (se non miliardi di foto)” è un lavoro denso, pregno dell’indole eclettica di Riccardo Ruggeri. È un disco studiato, a mio avviso forse un po’ troppo, che pecca di una sorta di forzatura artistica. La tecnica e la qualità sonora non mancano, ma non sempre ripagano: l’ascoltatore vuole la sua parte.




