Runhild Gammelsæter & Lasse Marhaug – Higgs Boson
Recensione del disco “Higgs Boson” (Ideologic Organ, 2022) di Runhild Gammelsæter & Lasse Marhaug. A cura di Lucio Leonardi.
Guardando la bellissima copertina di questo album è innegabile pensare ad un lavoro di qualche duo chitarra/voce, o piano/voce, ammaliante, che si aggira dalle parti di un jazz pulito, elegante e confortevolmente malinconico.
Niente di più sbagliato, perchè, come noto ai più attenti frequentatori di paesaggi oscuri, il bel viso con occhi luccicanti è quello di Runhild Gammelsæter (Thor’s Hammer, Khlyst), cantante e sperimentatrice vocale norvegese che con la sua ugola deforme ha terrorizzato e deturpato gli anni 90 insieme a quegli altri burloni allegretti di Stephen O’Malley e James Plotkin.
Qui è insieme a Lasse Marhaug, artista elettronico con all’attivo una valanga di album, collaborazione e produzioni, inscena un incubo sperimentale difficile da catalogare: synth e battiti sotterranei si scontrano con strati di voci, salmodianti, a volte leggeri a volte terrificanti creando un lavoro tanto minimale e disturbante quanto affascinante e difficile da digerire al primo colpo.
Siamo dalle parti della sperimentazione pura, quindi lontani dalla musica propriamente intesa, più che altro è come essere inghiottiti da sensazioni, come se quest’opera ne fosse un distillato. Difficile da spiegare a parole tanto è evanescente e ultraterreno quello che arriverà alle vostre orecchie.
Non fatevi dunque ingannare da quei bei visi in copertina: qui siamo nel buio mare della disperazione, senza luce in fondo al tunnel, e questo ci piace tanto.



