Girls In Synthesis – The Rest Is Distraction
Recensione del disco “The Rest Is Distraction” (Own It Music/Cargo Records, 2022) dei Girls In Synthesis. A cura di Simone Catena.
Il gruppo post punk Girls In Synthesis si conferma sulle scene con un nuovo lavoro in studio ricco di personalità da vendere e un mix incredibile di chitarre frenetiche, voci corpose e ritmiche incendiarie. Dopo il successo del precedente “Now Here’s An Echo From Your Future” del 2020, il nuovo capitolo presenta nuove sonorità ed esperimenti eclettici. “The Rest Is Distraction”, prodotto per le etichette indipendenti Own It e Cargo Records, racchiude un contenuto oscuro e si dimostra essere un racconto maturo e stimolante che esplora l’attualità.
Dalle ombre soffuse prende vita il basso inquietante di It’s All Beginning to Change che avvia il disco in maniera diretta e infernale, con la ritmica martellante che esplode sopra le note ruvide della chitarra e la voce emblematica del frontman Jim Cubitt, per un brano energico e roccioso. Segue la batteria graffiante di Watch With Mother, in cui la vibrazione disturbante della voce si incontra con un bridge emotivo. Le distorsioni violente creano un limbo sospeso nel vuoto che chiude una lotta interiore senza fine. Total Control e Swallowed Pill sono due tracce simili e che cavalcano il gusto musicale anni ’80, con un timbro punk rock sensazionale. Durante il suo passaggio notiamo le idee rumorose e di nicchia che il gruppo mette in luce, regalando una scossa furiosa all’ascoltatore. Screaming invece è una traccia carica di angoscia in cui la linea vocale sprigiona urla disarmanti e un argomento profondo che ricorda la paura e l’isolamento post pandemia.
My Husband trasmette uno stile musicale leggero e che avvia una deviazione delirante della band verso una tematica danzante e ripetitiva. Il sound macchinoso ci trascina in una situazione claustrofobica spingendo la traccia nel terrore al cui interno troviamo la preziosa collaborazione del tastierista Eleni Poulou (ex-The Fall). Proseguiamo spediti con l’intensa Cottage Industry, una canzone che si spoglia dei suoi difetti alla ricerca di una sicurezza perduta. Il riff spettacolare è la chiave principale di quest’opera, la migliore del disco.
Su Not As I Do ci torna in mente qualcosa di classico, che arriva da un passato vicino ai Dead Kennedys, mentre in Lacking Bite cresce un vortice estremo e caotico che accompanga un testo di protesta. Verso la fine la furia dissonante di Your Prayers Have Changed fa un balzo estremo con un piccolo segnale sperimentale nella strofa, un brano lineare che scorre velocemente verso la fine e invita l’atto conclusivo di To A Fault. Un basso ipnotico inizia con un ritmo lento e sostenuto la sua corsa attraente lasciandosi andare in una danza festaiola e atmosferica.
Gli inglesi Girls In Synthesis descrivono al meglio tutte le difficoltà di questo mondo che cerca di trovare una via di fuga senza sprofondare. Con grande coraggio inquadrano un mosaico personale e autentico in un album originale e sensoriale.




