Brant Bjork – Bougainvillea Suite
Recensione del disco “Bougainvillea Suite” (Heavy Psych Sounds, 2022) di Brant Bjork. A cura di Simone Catena.
Il musicista americano Brant Bjork torna sulle scene con un nuovo polveroso e energico disco, il suo quattordicesimo in studio. La sua carriera si tinge di sonorità ruvide e tematiche travolgenti che si spalmano su un deserto caldo e enigmatico, in un insieme di viaggi psichedelici a tinte stoner rock. “Bougainvillea Suite”, prodotto per l’etichetta italiana Heavy Psych Sounds, vede l’artista esplorare un percorso più morbido e rilassato su una timbrica anni Sessanta e un’atmosfera ricca di spunti liberi e spensierati. Al centro di questo lavoro poi si percepisce una creatività infinita che fa del suo cammino un punto fermo per molte generazioni e si conferma sulla scena musicale del momento.
L’apertura spaziosa di Trip To The Wine si presenta subito come una canzone spirituale e con un groove sussurrato e che accoglie il rapido passaggio delle percussioni e un sound psichedelico, invitandoci in un rapporto sentimentale su un tempo funk e un assaggio di hard rock nel finale, un brano lento e con una vibrazione fresca e originale. Segue l’ipnotica Good Bones su un tempo sostenuto e una ritmica che cambia in maniera costante sulla linea vocale ampia di Brant che culla l’ascoltatore in un sentimento ricercato e una melodia orecchiabile. Sul familiare suono dell’organo poi si incastra una chitarra stridula e oscura, fino a chiudersi in un solo wah gonfio di groove. So They Say invece ha un tipico impatto vintage e le sonorità virano verso tematiche stile Cream, giocando su una brillante attitudine desert che ci inoltra in un’arena brillante di suoni orchestrali e danzanti. Sulle note di Broke That Spell si segue uno stile simile ma con un accenno lento e dormiente, che sfocia in un tocco graffiante e potente disegnando un riff blues e una malinconia drammatica, senza dubbio insieme alla seguente Bread For Butter le tracce migliori del disco. In questo passaggio si affronta un’avventura incredibile verso le lande desolate di una natura morta e sabbiosa, toccando le qualità visive e geniali del musicista.
Ci avviciniamo alla fine con una parte rilassante, che fa da spirito guida dei nostri pensieri. La canzone Ya Dig lascia una notevole immaginazione a un paesaggio mistico, dove ci si perde con la mente, mescolando un bagaglio di suoni pesanti a cambi più silenziosi. Prima della chiusura Let’s Forget mette in risalto un sogno celestiale e una chitarra acustica racchiusa in un riverbero delicato. Infine la traccia conclusiva Who Do You Love viaggia su una linea sottile e deliziosa che sfuma al tramonto di un luogo sognante e magnetico.
“Bougainvillea Suite” è l’ennesimo album meraviglioso, moderno e con una preziosa produzione alle spalle e nonostante i 25 anni di carriera, riesce a trasmettere ancora una volta un’esperienza unica e rilassante e che sembra non voler mai invecchiare.




