Bill Nace – Through A Room

Recensione del disco “Through A Room” (Drag City, 2022) di Bill Nace. A cura di Nicola Stufano.

C’è una tradizione no-wave nella East Coast che partendo da Gleen Branca in giù si appresta a compiere 50 anni, tra figli e nipoti ammessi nell’albero genealogico. Uno degli ultimi rami è Bill Nace, nativo di Philadelphia e attivo da quasi 15 anni, prevalentemente come collaboratore e membro di diversi progetti appartenenti alla sfera noise. Nace è una delle poche persone al mondo a poter fregiare una collaborazione sia con Thurston Moore, a inizio carriera, che con Kim Gordon, quest’ultima ben più significativa essendo sfociata nel progetto Body/Head, dove senza accompagnamento ritmico suonavano entrambi con la Gordon a prestare la voce. 

Nace si caratterizza per essere un vivace sperimentatore sonoro, e sebbene la sua polivalenza si presti più all’arricchimento di prodotti altrui, non disdegna le esibizioni solitarie e recentemente anche la pubblicazione di dischi. E così “Through A Room segue di un paio d’anni “Both”, prima pubblicazione individuale con una certa promozione. A dispetto del precedente, “Through A Room” non si presenta come un disco prettamente chitarristico, complice la recente infatuazione di Nace per il taishōgoto, strumento a corde giapponese non tradizionale (inventato nel 1912) e usato in passato anche dai Neu!, qui nella sua versione elettrica. Combinato a un pesante uso di loop, il taishōgoto contribuisce a metter su un disco che va ascoltato con lo spirito di chi sfoglia un campionario di potenziale sonoro. 

La Intro è la suoneria del telefono di cui non avevate mai pensato di aver bisogno. Boil First è ciò che più somiglia all’esperienza Body/Head. Brevi pillole (When Orange, The Giant) si alternano a suggestioni più lunghe e trasfigurabili in immagini concrete come Ann che lasciano spazio agli strumenti più disparati, come la Quelle Est Belle (simile a un richiamo per uccelli), la ghironda oppure la donought pipe.

A dispetto del disco di chiara natura sperimentale, a Nace va riconosciuta una discreta capacità nel trovare un equilibrio tra improvvisazione e intenti: in altre parole, i pezzi di “Through A Room” non suonano come un confuso rumore di sottofondo, quanto piuttosto come la ricerca di ricostruire immagini partendo da sonorità. A volte riesce bene, come nella giungla di Ann, altre volte è la confusione sonora ed il puro gusto di far noise a prevalere.

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