Dead Meadow – Force Form Free

Recensione del disco “Force Form Free” (Blues Funeral Recordings, 2022) dei Dead Meadow. A cura di Simone Catena.

La miscela esplosiva e psichedelica dei Dead Meadow torna a risplendere nel mondo discografico modernp. Le tematiche sognanti in stile anni ’70 e la quantità massiccia di riff blues a tinte stoner hanno fatto della band americana uno dei punti di riferimento per la scena psych negli Stati Uniti. Il loro sound heavy rock fonde diverse melodie scintillanti creando un viaggio dai tratti orientaleggianti che spalma le strutture dei brani in delle monumentali suite lunghe e strumentali, arricchite da una voce melodica che fa capolino in modo prezioso. L’ottavo album in studio si intitola Force Form Free” ed è un ennesimo capitolo terapeutico nella carriera dei Dead Meadow che ci fa immergere in un meraviglioso sogno ad occhi aperti attraverso melodie e suoni atmosferici.

Nella prima canzone The Left and Path vieni risucchiato in un vortice musicale antico e roccioso in cui il riff ricco di fuzz lascia un’impronta ben definita sulla ritmica contagiosa della batteria. Nella successiva The Lure Of The Next Peak invece notiamo il contrasto rilassante e ipnotico dell’effetto wah di chitarra, che sposta le sonorità verso una psichedelia cosmica d’altri tempi, una suite viaggiante e dormiente. Valmont’s Pad è un brano energico che combina le sonorità del rock anni ’70 con un timbro vintage a tratti progressive, mescolando i sintetizzatori ruvidi al groove profondo del basso. Nella parte finale un piccolo solo di chitarra sporco e raggiante si prende tutta la scena.

To Let The Time Go By è una traccia sensazionale che trova una forte ispirazione nella voce malinconica di Simon, il frontman della band. La tematica si mostra in chiave acustica, con un paesaggio mistico e significativo. La chitarra solista poi, con una dolcezza unica, trascina le vibrazioni in un ambiente caldo e sensibile, per cullarci in una delle composizioni più complete del disco. Prima di chiudere troviamo la title track, che ricorda qualcosa in stile trip hop, verso un oscuro e corposo timbro con una batteria magnetica intrisa di fuzz lunare. L’album infine si arresta negli otto minuti di relax con le note orchestrali di Binah, una traccia di classe che si evolve in una colonna sonora, per un’avventura sconosciuta e sgranata che ci cattura nella sua qualità visiva.

I Dead Meadow hanno incorporato un nuovo tassello musicale nel loro percorso aumentando il valore del sound con delle nuove e interessanti trame, riuscendo a muoversi tra diversi generi. Il risultato è incantevole e brillante.

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