Rotten Sound – Apocalypse

Recensione del disco “Apocalypse” (Season Of Mist, 2023) dei Rotten Sound. A cura di Fabio Gallato.

Cosa chiedere ad un album grindcore oggi? Furore, violenza, odio, disgusto, dolore. E c’è tutto questo nella nuova fatica in studio dei Rotten Sound, che si intitola “Apocalypse” e che ben rappresenta il disastro di mondo in cui stiamo vivendo.

La band finlandese, sicurezza assoluta cui rivolgersi in tempi di crisi, è tornata a colpire – non c’è verbo migliore, a pensarci – a sette anni di distanza da “Abuse To Suffer” e lo ha fatto con un disco che non si discosta di un centimetro da uno stile ormai consolidato, quasi epocale, e ci mancherebbe altro, ma che comunque rispetto al predecessore risulta più centrato e compatto, forte di una produzione che finalmente riesce ad esaltare tutte le parti in gioco – il basso è un cingolato inscalfibile, le chitarre sono lame rotanti – cosa non da poco per un genere la cui traduzione in studio spesso sacrifica frequenze e profondità in nome dell’assalto sonoro.

18 i brani in appena 20 minuti, una tracklist serratissima senza un secondo di pausa, ma in cui comunque tra i tipici attrezzi del mestiere, che i nostri maneggiano con la consueta maestria, si dipana anche una raffinata cura per i dettagli: abbondano qui i cambi di tempo, così come i momenti in cui i nostri sembrano finire la benzina per poi ripartire sgasando più che mai, regalando affilate scariche tanto di crust quanto di death metal in un impianto che seguirà pure un copione arcinoto, ma che non dà mai l’impressione di essere futile.

Quando lì fuori si addensano le nubi, quando il male sembra prendere il sopravvento, è sempre di gente come i Rotten Sound di cui abbiamo bisogno. Non so se ne usciremo migliori da questo marciume, ma ne usciremo.

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