Portrayal Of Guilt – Devil Music

Recensione del disco “Devil Music” (Run For Cover Records, 2023) dei Portrayal Of Guilt. A cura di Fabio Gallato.

Se la prima metà di questo “Devil Music“, nuovo album dei Portrayal Of Guilt, è un buon compendio per appassionati ed amanti del genere blackened hc, un genere di cui ormai è pieno il mondo e in cui la band di Austin ha già ampiamente dimostrato di eccellere, la seconda è sorprendente, da mozzare letteralmente il fiato. Chi se lo sarebbe mai immaginato che i nostri fossero degli appassionati di musica da camera, tanto da padroneggiarne gli stilemi e gli strumenti fino a piegarli e riutilizzarli per mettere in scena una letterale discesa negli inferi?

Perchè è questo ciò che succede in “Devil Music“, nomen omen, un corpus sonoro diabolico con due anime nere, la prima fangosa, aggressiva e violenta, forse prevedibile e nemmeno troppo memorabile per chi è già avvezzo alla produzione della band; la seconda orrorifica, inquietante, strisciante, il demonio in terra insomma. Sostanzialmente, le due metà del disco sono composte dagli stessi brani, suonati prima nella maniera tradizionale dei Portrayal Of Guilt, la seconda con strumenti classici quali archi, ottoni, violoncello e basso acustico. Ad accomunare le due parti c’è la voce straziante e straziata di Howler Matt King, che non si scompone quando tutto attorno i suoni distorti delle chitarre diventano archi sinistri o i blast beat lasciano spazio a timpani che sembrano rimbombare dall’oltretomba in un delirio di fiati di piombo e lava.

C’è un senso di minaccia perenne in ogni secondo di questa seconda parte di “Devil Music“, di inquietudine e di orrore perenne, come se in queste canzoni si celassero i segreti più inconfessabili dell’umanità intera, e forse è proprio così (a tal proposito, il tutto va ascoltato guardando il disturbante cortometraggio realizzato ad hoc da Emmanuella Zachariou). Di più, con questo disco la vera missione dei Portrayal Of Guilt potrebbe trovare una direzione nuova e definitiva, non più solo quella di creare musica carica di odio, misogina e caotica, ma dedicarsi ad una vera e propria colonna sonora dell’incubo.

Vedremo: “Devil Music” potrebbe restare un bell’esperimento estemporaneo, da ricordare e ascoltare con perverso piacere, ma potrebbe anche, se sviluppato ed esteso, diventare uno dei progetti più interessanti e impattanti del metal estremo contemporaneo.

Post Simili