F4 – Noialtri

Recensione del disco “Noialtri” (To Lose La Track/General Soreness, 2023) degli F4. A cura di Andrea Vecchio.

F4, come i fogli. Delle risme e dei blocchi. Quelli che non riuscivi a squadrare, ruvidi o lisci a seconda del corso di recupero settembrino che dovevi frequentare. Che bucavi col compasso e che sarebbero rimasti negli archivi scolastici con il voto scritto a penna rossa, relegati su qualche scaffale suddiviso per intere annate. Gli F4 si chiamano così perché sono una band di Fabriano che ha da pochissimo pubblicato un disco nuovo, il secondo, tenendo conto di una manciata di singoli ed EP.

“Noialtri” esce per To Lose La Track e General Soreness, due etichette umbre. Si compone di nove canzoni, registrate nell’estate del 2022, di indie rock molto jazz e confortante, al primo ascolto non molto frizzanti ma decisamente innovative, sia per quanto riguarda la produzione, curata in ogni minimo particolare, sia per quanto concerne il genere che ci troviamo davanti, inteso come tipo, stile, attitudine. Non è facile, però, individuare con precisione in quale ramo del post-rock ci si trovi: pur non concedendo molte divagazioni, gli F4 vanno sempre dritti al punto, sia che si rifletta da persone mature, sia che ci si lasci andare a ricordi o speranze. E questo non aiuta, per che lo spazio da esplorare è immenso e gli F4 lasciano intendere di essere una band in continuo movimento, a cui piace comunicare.

Abbiamo infatti il cauto simbolismo di 4Kelly e la spiccata malinconia di Salgari, cantata per una parte in dialetto. Passiamo per la lunghissima parte strumentale di Frizzy, scostumatamente spensierata e la tristezza arrendevole di Piana / Salita, la canzone più significativa del disco, folkeggiante, cinematografica, anch’essa arricchita con idioma locale. Il quadro è nel complesso aspro e irsuto come la copertina di questo “Noialtri”, nonostante la frugalità dei passaggi musicali come, per esempio quelli descritti con i veloci arpeggi nella finale Pranzo al sacco. Inquietudine, ma anche consapevolezza nei propri mezzi: “Noialtri” è un disco raro anche grazie a questi aspetti, a questa visione altalenante della propria musica e dell’umore del proprio pubblico.

La scena italiana ha bisogno di dischi così, fatti da gente che oltre a suonare studia gli altri gruppi musicali, si sente parte attiva ed integrante di un movimento. Condividendo idee, opinioni e palchi.

Fossimo su quella banchina, guardassimo insieme il panorama dall’alto. Siamo quaggiù, ci sta tutto il paesaggio, c’è la piana dopo la salita

Una delle prime gite che la mia vecchia scuola media organizzava per le terze, era quella alla cartiera di un paese qui vicino, dove da sempre producono carta igienica.

Non ce se crede.

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