Foo Fighters – But Here We Are
Recensione del disco “But Here We Are” (Roswell Records/RCA, 2023) dei Foo Fighters. A cura di Silvia Cinti.
“Potevo affondare. Potevo rinunciare. Potevo mollare. Ma arrendermi non è mai stato nel mio DNA” scrive il leader dei Foo Fighters Dave Grohl verso la fine di “The Storyteller”, la sua biografia uscita nell’autunno del 2021. Purtroppo è la seconda volta che la rockstar affronta la morte di un collega. Quando morì Kurt Cobain nel 1994 non è stato per niente facile per lui accettare questa grave perdita. Nell’epilogo del libro lo ha ricordato così: “E poi c’era Kurt. Se solo fosse riuscito a vedere la gioia che la sua musica donava al mondo, forse ne avrebbe trovata un po’ anche per sé. Kurt ha cambiato per sempre la mia vita, una cosa per cui non ho mai avuto occasione di ringraziarlo quando era ancora tra noi, e dovrò convivere con questo rimpianto finchè in qualche modo non ci ritroveremo”.
Copiose e premurose parole Grohl le ha riservate anche all’amico e collaboratore Taylor Hawkins, che purtroppo è deceduto la sera del 25 marzo del 2022 in un hotel di Bogotà. Il talentuoso batterista aveva da poco compiuto cinquant’anni. “A travolgere la stanza come un tornado di classe F5 di allegria e iperattività c’era Taylor Hawkins, un vero fratello acquisito, il mio migliore amico, l’uomo per cui sarei disposto a prendermi una pallottola” si legge scorrendo voracemente le pagine di “The Storyteller”.
È certo che una delle persone che ha sofferto di più la scomparsa di Taylor è stata proprio Dave Grohl, che nonostante il terribile lutto ha scelto ancora una volta di curarsi con la musica ripartendo da dove tutto è cominciato: in particolare dalla batteria, che è tornato a suonare nelle dieci tracce dell’undicesimo disco “But Here We Are” registrato in gran segreto e pubblicato da Roswell Records/RCA Records il 2 giugno. Il lavoro è stato prodotto da Greg Kurstin insieme ai Foo Fighters che sono attualmente impegnati in un tour mondiale. “But Here We Are” rappresenta senza alcun dubbio il primo capitolo della nuova vita della band. Ad oggi è stato confermato come nuovo membro il baterista, nonché amico di Dave Ghrol, John Freese. Un veterano della scena rock americana che si unisce al bassista Nate Mendel, ai chitarristi Chris Shiflett e Pat Smear, al tastierista Rami Jafee e ovviamente al cantante e polistrumentista Dave Grohl per portare avanti l’incredibile storia dei Foo Fighters.
“But Here We Are” (ma noi ci siamo) è dedicato sia a Taylor Hawkins sia alla mamma di Dave Grohl Virginia Hanlon Grohl, scomparsa nell’agosto del 2022, e racchiude in meno di un’ora di musica una miscela di pop e rock urlato che è alla base del successo planetario del progetto che dura ormai da 28 anni. È lampante come ascoltando queste canzoni si venga pervasi da una vasta gamma di emozioni: rabbia, dolore, serenità e accettazione…Si inizia con il singolo Rescued, un urlo fortissimo in cui si manifestano atmosfere altalenanti poi è la volta della ballata dream pop Show Me How in cui Grohl canta insieme alla figlia Violet e prima è l’energica Under You con sfumature più punk ad attirare l’attenzione dell’ascoltatore. La traccia The Teacher – un episodio sonoro di 10 minuti, la canzone più lunga che la band abbia mai registrato – è dedicata proprio a Virginia, l’adorata madre del frontman nonché insegnante e primissima fan del gruppo.
Tuttavia il componimento più emozionante è l’ultimo intitolato Rest (riposo), un racconto che rappresenta il primo capitolo di un processo inevitabile: sfidare il dolore estremo per lasciare andare i propri cari. Un pezzo intenso e straziante. È come stare sulle montagne russe. È un brano da ascoltare più e più volte fino a quel momento in cui si è pronti ad accogliere un agrodolce pianto, che seppur per pochi minuti, quelli che bastano, aiuta a liberarsi davvero.




