Avenged Sevenfold – Life Is But a Dream…
Recensione del disco “Life Is But a Dream…” (Warner Records, 2023) degli Avenged Sevenfold. A cura di Patrick Dall’O’.
Chi non ha mai avuto una boyband preferita sì sa… sta mentendo. Per il sottoscritto erano proprio loro, gli Avenged Sevenfold!
Negli anni i Sevenfold non hanno mai fatto due album uguali cosa che si può lodare o meno. Indubbiamente tale marasma di sonorità si può notare dopo la prematura scomparsa del batterista nonché compositore principale The Rev, dopo questa batosta e il cambio di ulteriori 2 batteristi arriviamo ai giorni nostri con: “Life Is But a Dream…”
Game Over è la traccia che apre le danze e dire che Synister Gates faccia capire chi è il capo della baracca è un eufemismo, tra l’intro con chitarra classica e i riff massicci la combo è più che ben assortita. Mattel e Nobody ci fanno tornare indietro nel tempo con linee ritmiche e vocali simili a “City of Evil” però con un occhio più “esperto” e più nostalgico verso i generi che hanno formato il quintetto Californiano. Man mano che l’album prosegue il tutto si inoltra sempre più in un musical stile Broadway, tra cori di dubbio gusto e sintetizzatori che dire abbondanti è poco, si può notare che la band voglia infrangere ogni barriera musicale possibile passando dal metal alle ritmiche jazz alla più lontana french house.
Menzionerei la miglior canzone dell’album cioè Cosmic che raggruppa tutto ciò che gli Avenged sono stati e sono attualmente in maniera impeccabile (quasi come ritornare 14enne direi).
Tirando le somme, direi che “Life Is But a Dream…” è un miscuglio di generi non ben definiti e non ben amalgamanti, ma la pecca più grande di tutto ciò è che una band di questo calibro non riesca a trovare una “pace interiore” che forse manca da tanto/troppo tempo.
