Voice of Baceprot – Retas

Recensione del disco “Retas” (12 Wired, 2023) delle Voice of Baceprot. A cura di Maria Balsamo.

Il giovane trio femminile indonesiano Voice of Baceprot (VOB) indossa l’hijab sfidando il conservatorismo islamico. E debutta ufficialmente con l’album “Retas”, prodotto dall’etichetta 12 Wired, dopo aver sfruttato al massimo la sua abilità nel farsi conoscere dal pubblico internazionale con l’inventiva di suonare cover e produrre video replicanti di artisti come Red Hot Chili Peppers, Metallica e Slipknot.

Le VOB si sono formate nel 2014 nella città di Garut, nella Giava occidentale. Tutte e tre le ragazze hanno imparato a suonare strumenti musicali a scuola e sono state incoraggiate dal loro insegnante di teatro a iscriversi a concorsi canori. La lotta al sessismo e al conservatorismo delle Voice of Baceprot è il baluardo di un trio di donne di circa 20 anni che provengono dalla regione di Garut, West Java. Le componenti della band, Firda Marsya Kurnia (voce e chitarra), Widi Rahmawati (basso) e Euis Siti Aisyah (batteria), si sono incontrate per la prima volta quando erano ancora studentesse delle scuole medie nella loro città natale di Singajaya, un piccolo villaggio a due ore di macchina dalla città di Garut.

Il loro singolo di debutto School of Revolution (2018) ha permesso alla band di ricevere numerosi inviti ad esibirsi in festival musicali internazionali, decostruendo lentamente la coltre di pregiudizi che inizialmente aveva coperto le giovani musiciste. Prima di “Retas”, le Voice of Baceprot hanno pubblicato quattro singoli originali, insieme a un EP di cover e un EP di remix house progressive del loro singolo di successo del 2018 School Revolution. Le Voice of Baceprot sono tre donne perfettamente consapevoli del ruolo musicale che ricoprono. Sanno bene che in quanto donne musulmane, che indossano il velo e suonano musica rock, si trasformano velocemente in argomento di discussione internazionale. “All’inizio eravamo influenzate da band come System of a Down, Rage Against the Machine, Red Hot Chili Peppers e Linkin Park”, ha dichiarato la batterista Siti, “Ma nelle nostre nuove canzoni vorremmo esplorare altre influenze che non abbiamo mai provato prima”.

What’s the Holy (Nobel) Today? Si apre con un coro tumultuoso alterato da una tempesta di chitarre e batteria. Parole ruvide di protesta, diritti umani e riappropriazione identitaria fanno del brano un reale manifesto sociale. The Enemy Of Earth Is You è una canzone impetuosa, trionfale e ricca di chitarre. Qui la band canta l’angoscia che l’Indonesia ha vissuto nel 2016 per una serie di cataclismi naturali. La cantante Marsya ha detto del singolo: “È un brano che riassume il nostro odio verso chiunque diventi un nemico della Terra”. (NOT) PUBLIC PROPERTY è una denuncia tagliente e sensuale. Il corpo femminile è simulacro di un regno irraggiungibile. Le parole si fanno slogan, mentre la batteria scandisce il tempo di un’immaginaria marcia universale per i diritti delle donne. God, Allow Me (Please) to Play Music affonda in atmosfere gloomy, molto introspettive. Il canto si fa lentamente preghiera laconica, a tratti disperata.

La parola “baceprot” deriva dalla lingua sudanese che significa “rumoroso”. Rumore inteso come suono e forse anche come fastidio. Un sentore disturbante da infondere nel buonsenso delle masse. Sulla cover le tre musiciste sono raffigurate in una specie di iconografia sacra, due del trio sono di spalle. Sprezzanti del pericolo e guerriere per i diritti delle donne, sono incredibilmente notevoli nell’associare l’alt rock alla denuncia, lo sperimentalismo sonoro alla ribellione culturale, la rabbia ad un sound innovativo.