AGA – Imagine

Recensione del disco “Imagine” (Drummer Caffè, 2023) di AGA. A cura di Maria Balsamo.

Cartesio diceva che la ragione non è nulla senza l’immaginazione. AGA potrebbe affermare lo stesso riguardo alla musica elettronica. 

“Imagine” è il nuovo album di AGA, erudito romagnolo dell’elettronica. Al secolo Alessandro Antolini, fondatore dell’etichetta indipendente Drummer Caffè, è di stanza a Cesenatico e ha alle spalle una carriera musicale di circa vent’anni, costruita su esperienza live e  due dischi autoprodotti, “R[Evolution]” e “DREAM ON”, pubblicati rispettivamente nel 2017 e nel 2020.

Nella produzione di AGA la musica elettronica è influenzata della new wave e dal rock alternativo italiano degli anni Novanta. I nove brani di “Imagine”, inoltre, non nascondono il fatto di aver subito il fascino di artisti come Brian Eno e Morricone. Ne viene fuori quindi un sound progettato con lo scopo di ipnotizzare il pubblico, mutandosi costantemente in musica onirica. Del suo nuovo album l’artista ha detto: “Imagine” è un disco sperimentale ed istintivo che lascia intatta la verve onirica che mi contraddistingue dall’album d’esordio. Sebbene contenga composizioni inedite, remix e cover, ho sentito un’omogeneità di percorso sonoro”.

I’m waiting (Imagine), qui dove l’immaginazione riempie i vuoti dell’impazienza. Il tema dell’attesa è al centro del brano di apertura. Un uomo si siede ad un pianoforte ed inizia ad accarezzarne dolcemente i tasti mentre decine di passeggeri sono in attesa di prendere il proprio volo. Il sole sorge brillante, riflettendosi sulle pareti opache dei vetri esterni. Nel video di Nella tua stanza  AGA suona la batteria, sussurra, parla allo specchio, nella penombra di quattro mura anguste con persiane abbassate. Un momento di raccoglimento strumentale per la ricerca di un equilibrio possibile. Atmosphere: “Ho voluto omaggiare il testo di Ian Curtis con la cover “Atmosphere” cogliendone l’aspetto più dolce ed incompreso – ha detto AGA. La componente psichedelica, cupa, angosciante del brano della band britannica è amalgamata con un velo di romanticismo. Mentre il piano in sottofondo ne lenisce la malinconia. No name saluta l’ascoltatore con una celebrazione di sound distorti e amplificati. Nessun nome, nessuna parola, più nulla da dire in modo specifico. Il senso del percorso è ormai compiuto. 

Alessandro Antolini è anche docente di batteria. Nelle sue performance concertistiche l’immagine e il suono si fondono in un’unica dimensione immateriale. La cover di “Imagine” riflette una città notturna, di luci abbaglianti e buio pesto. Un luogo dove i pensieri razionali si uniscono a quelli fantasiosi, illusori. Traendo ispirazione dalle cose accadute intorno a noi durante il giorno. Le stesse che, probabilmente, sogneremo quella stessa notte. 

AGA anticipa il sogno, la trasposizione onirica dell’accumulo di immagini, suoni, esperienze ed emozioni irrisolte che ci travolgono.