Agriculture – Agriculture
Recensione del disco “Agriculture” (The Flenser, 2023) degli Agriculture. A cura di Fabio Gallato.
C’è questa cosa per cui il black metal negli ultimi tempi non è più solo morte violenza rabbia distruzione (o almeno non solo) ma può racchiudere anche altre sfumature dello spettro emotivo umano che manda in bestia i puristi.
È cominciato più o meno tutto con una copertina rosa e poi via via i buoni sentimenti, o per lo meno una visione non solo nera della vita, hanno preso sempre più piede e hanno contaminato questa frangia estrema della musica metal andando a creare mostri che hanno da un lato accolto adepti provenienti dal di fuori del mondo black, dall’altro incassato gli improperi dei più trve della situazione, evidentemente infuriati al solo pensiero che qualcuno possa dare una scossa al loro giocattolino. Si parla per comodità di blackgaze, ne abbiamo parlato tante volte su queste pagine, ed è un movimento musicale che, come tutti i movimenti musicali che si rispettano, ha già fatto il giro completo, regalando momenti indimenticabili ma anche pericolosi attorcigliamenti su se stesso.
Ora ci provano gli Agriculture, che debuttano con un disco omonimo su The Flenser, che non è etichetta discografica certo propensa al buonumore. Si descrivono come black metal estatico e detta così sembra una gran cazzata, ma i quattro losangelini, che riprendono un po’ quella lezione negli anni abbandonata dai Deafheaven e che nella mezz’ora e poco più del loro esordio sciorinano riff e grida da manuale del genere, sembrano effettivamente quasi felici. Sia chiaro, ascoltare questo disco non vi lascerà un sorriso ebete paresizzato sul volto, ma è lampante che, pur in quella sofferenza di cui siamo tutti fruitori, il focus degli Agriculture non è quello di divorarci l’anima ma spiegarci e confermarci che anche nell’epoca più buia dell’umanità un altro modo di intendere il black metal è forse possibile.
Il fulcro – al di là dei due brani di apertura e chiusura, buoni ma sostanzialmente tradizionali per quanto concerne il genere – è la trilogia centrale Look, che altro non è se non la riproposizione e sviluppo in chiave blackgaze del pezzo precedente The Well, una ballatina emo-folk che sembra piazzata lì per caso o per caos, e invece no. I 3 movimenti in cui si sviluppa questo lungo brano – che fremono tutti di una tensione spesso positiva – si basano su una melodia quasi elementare, ma c’è una progettualità al fondo che ne fanno un lungo e coerente viaggio attorno ad un’idea. Gli Agriculture la mettono in scena con forza, portandola all’eccesso, da un estremo all’altro, toccando malinconia e giubilo, riprendendola per i capelli quando appare prossima alla destrutturazione o al collasso, annaspante in un mare di blast beat, rumori e stridori vari, urla animalesche e tutti gli altri strumenti della cassetta degli attrezzi del piccolo blackster (e in questo, soprattutto in Look pt. 3, e nella sua coda letteralmente micidiale, si sentono forte, fortissimo i Liturgy).
Non è un disco per puristi, l’avrete capito, e non è nemmeno un disco allegro questo bel debutto degli Agriculture. Ma è un disco che riflette e fa riflettere su come e quanto la musica black metal possa ancora spingersi e farsi voce della vita intera, non solo della sua parte più buia.
