The Hives – The Death of Randy Fitzsimmons

Recensione del disco “The Death of Randy Fitzsimmons” (Fuga, 2023) degli Hives. A cura di Piermattia Vantaggi.

Era il lontano 2007, il piccolo me del passato aveva appena scoperto una musica diversa dai soliti System of a Down, Linkin Park e Slipknot. Vedete, come tanti piccoli adolescenti di quel periodo, lasciavo che i miei timpani si sfondassero a suon di nu-metal. Ricordo ancora   le mie giornate passate alla ricerca di nuovi brani: io esploratore dell’ambiguo mondo del proto-internet. Ricordo, inoltre, la curiosità viscerale che mi spronava a spendere ore e ore solo per rovinarmi l’udito. 

Il cambiamento di stile, per me, è arrivato quando mi sono avvicinato all’indie rock inglese. Il motivo di questo cambio di rotta è semplice: mi ero iscritto a lezioni di chitarra, il mio maestro, in maniera finemente pedagogica, odiava il metal e affini. Mi spronava continuamente a studiare brani seminali della storia del rock ( e di questo lo ringrazierò sempre). Un giorno mi insegnò l’assolo di chitarra di Let It Be dei The Beatles e da lì il mio mondo fatto di oscurità, growl e vocal fry cadde come cade un castello di sabbia con deboli fondamenta. Da quel momento in poi, per un determinato periodo di tempo, ascoltai quasi esclusivamente quel tipo di musica. Amavo le sonorità di Lennon e compagni così come amavo le vecchie band  hard rock. Cercavo dunque le stesse sensazioni nella musica contemporanea. La mia ricerca si concluse, non so nemmeno bene il perché, con la scoperta dell’indie rock inglese ed americano, che in quel periodo si trovava in uno stato di assoluta grazia: Babyshambles, Arctic Monkeys, The Strokes, Interpol e ovviamente i The Hives (anche se, per onor di cronaca, sono svedesi, precisamente di Fagersta). Ed eccoci qui, 2023, col nuovo album di Howlin’ Pelle Almqvist e compagni e, come è sempre stato d’altronde, i nostri hanno confezionato un full lenght che è una vera e propria scarica di adrenalina.  

Il disco, che prende il nome di “The Death Of Randy Fitzsimmons” inizia con Bogus Operandi, che tra l’altro è anche uno dei singoli di lancio. La traccia è decisamente riuscita: riff di chitarra rock e super groovy, voce dall’attitudine punk ed un ritornello che entra subito in testa. Si continua con Trapdoor Solution, che riconferma ciò che è stato detto per il brano precedente, solo che adesso la batteria cavalca veloce, rendendo il tutto quasi hardcore punk. Il terzo brano dell’album Countdown To Shutdown è a sua volta un singolo. La traccia rimanda, fondamentalmente, ai lavori precedenti della band svedese e convince fino in fondo regalandoci un’altra composizione assolutamente valida.

Il resto del disco è, alla fine della fiera, una massiccia operazione punk, i momenti di vuoti sono pochissimi e se ci sono contribuiscono a creare l’effetto “calma prima della tempesta”. Del nuovo lavoro dei The Hives, in fin dei conti, c’è pochissimo da dire. I nostri sono riusciti a conservare la loro integrità musicale, rimanendo in una sorta di limbo spazio-temporale. Oggi come ieri la band svedese riesce a sorprendere, grazie ai suoi riff di chitarra, le voci scomposte e brani senza fronzoli che conquistano subito, fin dal primo ascolto.

Consiglio di correre a vederli live, visto che, in occasione dell’uscita del nuovo album, sono tornati in tournée. Per il resto cosa c’è da dire? Avranno sempre e comunque un posto nel mio cuore e nel cuore di tanti altri appassionati. 

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