Goat – Medicine

Recensione del disco “Medicine” (Rocket Recordings, 2023) dei Goat. A cura di Maria Balsamo.

Sarebbe impossibile provare a scrivere in poche righe dell’importanza della mitologia e del senso del mistero per i Goat, che con la loro nuova uscita ritornano ad un suono psych-folk più introspettivo e dolce. I sette musicisti svedesi affermano di provenire dalla cittadina scandinava di Korpilombolo che, secondo la tradizione locale, vanterebbe un passato legato al culto voodoo. Lì infatti uno stregone vi arrivò e trascorse tutta la sua vita. Pare che, quando i crociati cristiani arrivarono e distrussero questo villaggio, le persone sopravvissute fuggirono e lanciarono una maledizione sulla città. 

Il sesto album della band svedese Goat si compone di otto tracce. “Medicine” è il seguito di “Headsoup” uscito nel 2021. Una produzione a firma Rocket Records che pone al centro del sound diversi temi esistenziali: malattie, relazioni, amore, morte e caducità del tempo. “Abbiamo lavorato al disco nel modo più libero e aperto possibile – ha dichiarato la band. C’è un’atmosfera costantemente calda e rassicurante in tutto questo disco, mentre il sound strizza l’occhio ai classici gruppi psych/prog/folk svedesi degli anni ’70 come Arbete & Fritid, Charlie & Esdor e Träd, Gräs & Stenar. 

Il dolce suono del flauto è presente ovunque, a partire dall’apertura con Impermanence and Death, fino a raggiungere la fine con Tripping in the Graveyard. I Became the Unemployment Office è un modo di dire che deriva da un’espressione gergale che sta a significare qualcuno che si approfitta di te. La traccia dalle sfaccettature groove galvanizza l’album nella sua centralità. Mentre Vakna progredisce in sei minuti di totalizzanti assoli di chitarra, ondeggianti e deformanti, senza mai raggiungere il caos. Acute linee di synth attraversano la romantica You’ll Be Alright che si fasensualee accattivante a metà sequenza. Il groove gioioso e carico di eco della penultima traccia Join the Resistance sisviluppa in un climax ascendente, fino a raggiungere il momento topico di rilascio che, grazie ad un riff esagitato, richiama nello stile i Black Sabbath.

Il concetto classico di Medicina racchiuso nel titolo può riferirsi ad una serie di balsami esistenziali, o ai più semplici valori delle relazioni umane. “Per le nostre famiglie, i nostri amici, la società, questo concetto potrebbe essere realizzato attraverso l’uso di sostanze psichedeliche, con la meditazione, o con l’apprendimento da altre persone, rimanendo curiosi e senza mai accontentarsi di un’identità ‘solida’” – ha dichiarato la band. 

I Goat sono tradizionalisti della fusion alternativa sperimentale. Il senso del loro primo album “World Music“, pubblicato nel 2012, potrebbe essere spiegato attraverso questa dichiarazione rilasciata all’epoca dell’uscita: “Ci è stato insegnato fin da piccoli a comprendere non solo le band occidentali, ma anche la musica proveniente da altre parti del mondo. Abbiamo scelto il titolo ‘World Music’ perché crediamo di suonare una “musica mondiale”, ed è quello che pensiamo tutti suonino”. Ed il concetto di musica universale è diventato per loro una caratterizzazione del genere che oggi li contraddistingue. 

La serietà di una musica totalizzante si alleggerisce così (nei propri toni) grazie alle sfumature mitologiche e ai grandi temi esistenziali. 

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