Hedvig Mollestad Weejuns – Weejuns

Recensione del disco “Weejuns” (Rune Grammofon, 2023) di Hedvig Mollestad Weejuns. A cura di Lucio Leonardi.

La Mollestad è una di quelle artiste da seguire, sempre e comunque, almeno per me, fissato come sono nelle obliquità, nei modi strambi di intendere l’arte musicale, nella commistione di generi, nella libertà artistica, e in tutto questo, la qui citata, è regina incontrastata: nella sua carriera ha saputo avvicinare, free jazz, avanguardia, prog rock, con una naturalezza meravigliosamente non comune.

Questo nuovo album è una nuova partenza, un nuovo trio, che vede, oltre che lei a chitarra ed effetti vari, Ståle Storløkken (synth, continuum, hammond, fx), nome tutt’altro che nuovo a noi affezionati di bizzarrie varie essendo uno dei tipi dei Supersilent e Elephant9 (non sapete chi siano?, andate subito a recuperare), e Ole Mofjell (Batteria e percussioni), impegnati in un’ora e venti di improvvisazioni free, rigorosamente registrati dal vivo, dove free jazz, appunto, ambient drone, avanguardia rumorista, prog rock, si rincorrono per scontrarsi, guardarsi, abbagliarsi e distruggersi a vicenda; come se King Crimson, Tangerine Dream, il Miles Davis di Bitches Brew, la Mahavishnu Orchestra, Soft Machine si siano offerti ad una jam collettiva, esaltante, bombastica, e a volte riflessiva, a volte intimorente, sempre bellissima, come nella summa centrale, quella chilometrica I’ll Give You Twentyone, che all’interno dei suoi 21 e oltre minuti condensa tutto ciò che abbiamo appena detto, in un modo tanto sublime quanto avvolgente ed emozionante.

La Mollestad è un’artista da seguire, sempre e comunque, e quest’album ne è la riprova, se ancora ce ne fosse stato bisogno. Meraviglioso.

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