Panopticon – The Rime of Memory
Recensione del disco “The Rime of Memory” (Bindrune Recordings, 2023) di Panopticon. A cura di Fabio-Marco Ferragatta.
Basterebbe l’attacco di I Erindringens Høstilge Dysterhet per farci capire che a che temperatura vive e prolifera il nuovo album di Austin Lunn/Panopticon, “The Rime of Memory”. Una temperatura a dir poco artica. La neve si fa archi (hardingfele, nello specifico, suonato da Nina Nilsson), veleggia, come navi in mezzo alla tempesta e, infatti, viene costruita pezzo pezzo, come un’imbarcazione che viaggia nell’oscurità. Il senso di perdita di una generazione di immigrati scandinavi nel Minnesota, terra di radici per Lunn. Terra che gela, che avvolge, strega e fa male ma che, infine, abbraccia.
Non sono pochi gli album di Panopticon che sembrano viaggi, forse in fin dei conti è così per tutti, ma questo porta i segni di peregrinazioni ben più estenuanti. Continua così a camminare nel solco profondo tracciato, un’estensione folk che infine ramifica fin al di sopra della terra, con gli strumenti acustici che paiono marosi di pietra, le voci salgono in superficie, canti antichi come il mondo e ben presto si spogliano del lucore poetico per tramutarsi in demoni elettrici infiniti, intarsiati di grida feroci, si abbattono in perlustrazioni notturne, le chitarre si fanno ambiente, cavalcano fianco a fianco con legni in picchiata straziante, col cuore colmo di morte dilaniato dai violini architettati da Charlie Anderson, più violenti dei burst beat stessi cui si accompagnano.
Campane a morto, cori sacrali, melodie struggenti, aperte all’estremo, quintessenza black metal che fa della propria natura ferale arma affilata e avvelenata, le ritmiche poderose imbastite da Lunn sono il tappeto di neve bruciante su cui crescono colonne di violenza e nostalgia, tese al punto da diventare ipnosi, e ancora marce funebri, una sensazione di paranoia raggelante nell’amalgama degli strumenti elettrici e acustici, di come i brani mutano passo passo, facendosi storie epiche, bastioni di una realtà mortifera e tremendamente bella e di cui Panopticon è signore assoluto.
Quanto in là può ancora spingersi?



