Quercia – Dove si muore davvero
Recensione del disco “Dove si muore davvero” (Autoproduzione, 2023) dei Quercia. A cura di Haron Dini.
Sardegna chiama, ma lo fa in silenzio questa volta, a sorpresa. “Di tutte le cose che abbiamo perso e perderemo” aveva già spianato la strada dei Quercia, dimostrando che anche grazie a loro l’emocore in Italia è rinato. Le tematiche di emancipazione, redenzione e riscatto la facevano da padrone in disco che era di fatto una vera e propria perla del panorama underground.
Abbiamo deciso di pubblicare questo album in silenzio, perché crediamo fortemente che in un mondo ideale la musica dovrebbe essere cruda, libera e indipendente, e ci teniamo a continuare a fare musica così: in modo crudo, libero e indipendente
“Dove si muore davvero” è il secondo album della band sarda e questa volta i cinque ragazzi cagliaritani sembrano andare su lidi molto più morbidi: non si parla più quindi solo di emocore, ma di vero e proprio post-rock. Possiamo già notarlo dall’opener Crollo, ma anche in Affogare, dove la predisposizione musicale cerca di essere ancora di più emozionante. I testi non cambiano, ma si nota la maturità, si vede questa volta la luce in fondo al tunnel, un faro in mezzo a tante chiacchiere della società, ed è su Confini che troviamo tutta questa speranza.
“È possibile andarsene senza uccidere nessuno?“, così recita Pietre fredde, un brano che racconta in maniera velata, ma potente, come nel XXI secolo si viva raccontando bugie su bugie. Tutto questo rende “Dove si muore davvero” ancor più intellettuale e incisivo, soprattutto nei confronti dei più giovani, continuamente persi e incompresi. La vera chicca dell’album la possiamo trovare in Scisto con la collaborazione con gli Øjne, certezza screamo del nostro paese. L’album poi si conclude con la eterea e acustica Pavimento, una maniera diversa di raccontare gli stessi guai di sempre.
“Dove si muore davvero” è l’evoluzione di una band che piano piano sembra scoprire tutti i lati del rock underground, riuscendo ad essere sperimentale al punto giusto, incorporando l’impeto dello screamo e la quiete del post-rock. È nei fatti il fratello maturo di “Di tutte le cose che abbiamo perso e perderemo“, un fratello che racconta turbe per cui non è previsto specificatamente un lieto fine, ma lo possiamo cercare nella musica dei Quercia, sempre emozionante e catartica.


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